La Scienza è da apprezzare senza chiedere quanto costa

Leggete questa interessante intervista con il fisico del CERN Dario Menasce in cui spiega i prossimi obiettivi della ricerca, di cosa hanno bisogno i giovani che vogliono fare i ricercatori e cosa dovrebbero sapere le persone comuni per dimostrarsi meno a digiuno quando si parla di Fisica.

Con il libro Diavolo di una particella! Dario Menasce ha aperto le porte del CERN e ha raccontato curiosi retroscena e interessanti informazioni sugli acceleratori di particelle e sul lavoro che svolgono i ricercatori nella cittadella della Scienza. Un libro accessibile a tutti e consigliato sia ai curiosi sia a chi ha nozioni di Fisica, perché come ricorda l'autore c'è sempre da imparare.

Dario Menasce
Dario Menasce

Per saperne di più ho fatto una intrigante chiacchierata con l'autore, che ho scoperto essere una persona umile, pungente, critica e schietta. Mi ha raccontato quali sono i prossimi obiettivi della ricerca, di cosa hanno bisogno i giovani che vogliono fare i ricercatori e cosa dovrebbero sapere le persone comuni per dimostrarsi meno a digiuno quando si parla di Fisica.

Vi consiglio di leggerla fino in fondo: ci sono consigli e indicazioni per tutti, anche per i lettori di Tom's Hardware meno appassionati di Scienza.

Questa voglia di fare divulgazione scientifica da dove nasce?

"È nata tanti anni fa con mio fratello quando lui era al liceo e io all'università. Era in difficoltà con la Fisica e, quando ho iniziato a spiegargli ciò che avevo imparato fino al quel momento, era contento perché capiva. Questa cosa mi è rimasta negli anni, e anche se non ho l'obbligo di didattica, faccio molto volentieri corsi universitari, anche per il dottorato, oltre a seminari e convegni nelle scuole e nelle biblioteche.

La considero un'attività fondamentale innanzi tutto per quello che ho ricevuto io. A mia volta reputo un obbligo dare a chi viene dopo di me. Secondo perché c'è molta curiosità scientifica, ma mi sono reso conto che spesso viene frustrata. Un cattivo insegnante può fare infinitamente peggio rispetto a decidere di non mandare una persona a scuola. L'ho visto con tantissime persone, che magari sarebbero state brave in una certa materia, ma che con un docente "criminale" hanno irrimediabilmente perso la passione per quella determinata disciplina".

Quali sono le domande che la gente le rivolge più spesso?

"La domanda più ricorrente è: a cosa serve il CERN, perché spendiamo i nostri soldi negli acceleratori di particelle?"

È anche una domanda che ricorre nei commenti alle nostre notizie, e auspichiamo che una risposta da parte di un ricercatore possa avere un peso maggiore delle nostre.

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"Ha un peso ambivalente. Sicuramente ci interessa perché porta con sé qualcosa che per la società ha un valore pratico. Dal WWW alla PET a tutto ciò che abbiamo di tecnologico, il CERN ha avuto un ruolo in una certa percentuale. Poi non va mai dimenticato è che il sapere è bello di per sé. Tutti paghiamo per andare al museo a vedere un'opera d'arte e non ci poniamo il problema di chi l'abbia pagata, quanto sia costata o a cosa serva. Ci piace, stimola la fantasia, ci accultura. La Scienza è una forma d'arte di per sé perché capire ci soddisfa".

L'essere umano è curioso di per sé, si vede dai bambini che fanno molte domande. Il problema è che se non ottengono risposte poi smettono di chiedere.

"Sono andato di recente a fare dei seminari in una scuola elementare, e temevo che dopo un po' i bambini si sarebbero distratti, anche se cercavo di dare un taglio molto semplice adatto a quel tipo di pubblico. Nei licei per esempio c'è sempre qualcuno che a un certo punto si mette a giocare con il telefonino. Invece mi ha colpito che tutti questi bambini (cinque classi) erano non solo attenti, ma entusiasti. Alla fine dell'intervento mi hanno posto un'ora di domande, e si accavallavano per chiedere. Quelli per me sono i momenti più belli".