Microsoft come Giulio Verne: ventimila server sotto i mari

Microsoft studia un modo per portare i datacenter nell'oceano, ma non su chiatte al largo bensì sottacqua. L'operazione si chiama Project Natick e i primi test hanno dato ottimi riscontri.

Si chiama "Project Natick" (dal nome di una città del Massachusetts) ed è un nuova iniziativa di Microsoft che mira a portare i datacenter sottacqua. L'azienda statunitense sta verificando se sia di qualche utilità creare infrastrutture di cloud computing accanto a città con grandi masse d'acqua nelle vicinanze.

Per fare ciò l'anno scorso Microsoft ha installato al largo della costa californiana una capsula sigillata (nome in codice Leona Philpot, come un personaggio di Halo) con diversi server all'interno, a una profondità di 10 metri (i collegamenti di rete ed elettrici non sono un problema in mare, infrastrutture simili esistono da decenni). "Project Natick riflette la continua ricerca di Microsoft per soluzioni di cloud datacenter che offrano un rapido provisioning, riduzione dei costi, alta reattività e una maggiore ecosostenibilità", ha spiegato l'azienda.

capsula project natick microsoft
L'installazione della capsula di "Project Natick"

Secondo il colosso di Redmond con il sistema delle capsule sottomarine sarà possibile installare un datacenter completo in 90 giorni, al fine di rispondere più agevolmente alla domanda di mercato. Inoltre un altro beneficio riguarda le latenze. "Metà della popolazione mondiale vive entro 200 chilometri dagli oceani, quindi collocare i datacenter al largo aumenta la prossimità del datacenter alla popolazione, riducendo drasticamente la latenza e offrendo maggiore reattività".

L'hardware all'interno delle capsule può essere rimpiazzato ogni 5 anni (la vita media sulla base delle innovazioni tecnologiche e le necessità di mercato), ma le capsule possono essere mantenute sottacqua per 20 o più anni. Tra l'altro le capsule potrebbero essere alimentate a energia rinnovabile - in proposito si sta studiando se usare le onde marine, quindi l'energia legata al movimento dell'acqua, insieme a delle turbine.

team project natick microsoft
Il team di Project Natick: Eric Peterson, Spencer Fowers, Norm Whitaker, Ben Cutler, Jeff Kramer (da sinistra a destra)

Microsoft ritiene che portare i datacenter nei mari potrebbe eliminare uno dei problemi tecnologici più grandi del settore: il raffreddamento dell'hardware senza doversi rivolgere a sistemi di aria condizionata, noti per essere la voce di costo più alta in un'infrastruttura. D'altronde l'acqua del mare è molto fresca, ben più dell'aria.

Il test del 2015 - si punta a un nuovo collaudo nel 2017, vicino alla Florida o in nord Europa - ha dato risposte molto positive. La capsula è stata dotata di 100 differenti sensori per misurare pressione, umidità, movimento e altri parametri. L'hardware e l'infrastruttura hanno risposto bene, e il rilascio di calore in acqua è stato minimo.

Per quanto concerne le ripercussioni ambientali, non sembra che vi siano grandi pericoli. "Durante l'installazione di Leona Philpot la fauna marina nelle vicinanze si è rapidamente adattata alla presenza della capsula", ha affermato Microsoft. Gli ingegneri dell'azienda stanno ora lavorando per realizzare capsule ancora più grandi. La prossima capsula dovrebbe essere tre volte più grande della prima secondo John Markoff del New York Times.

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