Piacentini, uno scossone al torpore digitale dell'Italia

Da Amazon a Commissario straordinario per l'innovazione: Diego Piacentini arruolato da Renzi per fare l'Italia digitale. Rinuncerà a 7 milioni di dollari l'anno per lavorare gratis: "dopo 16 anni ad Amazon è l'occasione per restituire qualcosa al Paese in cui sono nato e ho vissuto 40 anni". Ce la farà o sarà costretto a mollare come Cottarelli?

"Il Consiglio dei ministri ha deliberato la nomina di Diego Piacentini a Commissario straordinario del Governo per il digitale e l'innovazione. Il Commissario assumerà le funzioni il 17 agosto 2016", si legge nella nota ufficiale diffusa durante la notte da Palazzo Chigi. Chi è Piacentini lo ha già raccontato Dario D'Elia, che aveva incontrato il senior vice president di Amazon quattro anni fa a Piacenza. È uno dei manager più quotati e meglio pagati del mondo: 6.866.364 dollari i compensi denunciati al fisco USA nel 2014. Per l'Italia lavorerà gratis, pro bono.

"Dopo 16 anni ad Amazon è l'occasione per restituire qualcosa al Paese in cui sono nato e ho vissuto 40 anni".

Una bella sfida e ci auguriamo fortemente che Piacentini la vinca e non getti la spugna come ha fatto dopo meno di un anno (novembre 2013 – ottobre 2014) il Commissario straordinario alla spending review Carlo Cottarelli. Alla domanda del Corriere della Sera "Chi le ha opposto più resistenza?" Cottarelli rispose così: "una cosa che mi ha reso molto difficile il lavoro - a parte le difficoltà politiche di fronteggiare certi temi, ma quelle ci stanno - è stato il mondo burocratico romano".

Diego Piacentini Commissario per l'Italia digitale

Ebbene, chiunque si occupi di mondo digitale sa bene che il problema dei problemi è proprio la tenace resistenza all'innovazione tecnologica da parte dell'apparato della Pubblica Amministrazione, a livello centrale e periferico. Digitalizzazione, dematerializzazione, sburocratizzazione sono parole e concetti diabolici per chi basa il suo potere sul timbro e il bollo negati all'azienda e al cittadino, sulle pratiche e le autorizzazioni messe in cima o in fondo ai cassetti polverosi.

Un freno a mano sempre tirato, come ha confermato l'Eurispes nel suo Rapporto 2016 sull'Italia: "Un paese prigioniero. Prigioniero delle Istituzioni, della burocrazia e delle carte. Un sistema siffatto scoraggia la libera iniziativa, mortifica le imprese, annichilisce i cittadini ed è incapace di mantenere i ritmi e i tempi che la modernità richiede e impone".  

Diego Piacentini si è preso due anni di aspettativa da Amazon per tentare di strappare l'Italia dal suo torpore analogico e imporre una scossa digitale. Non partirà da zero, perché in questi ultimi anni l'Agenzia per l'Italia Digitale (AgID) ha agito bene. Dal 17 agosto l'ormai ex vice presidente di Amazon lavorerà a Palazzo Chigi e riferirà direttamente a Matteo Renzi.

L'auspicio è che il premier gli conceda poteri e libertà di azione, ma questo si vedrà presto. Intanto, per sgombrare il campo da equivoci su eventuali conflitti di interesse, prima di agosto Amazon dovrebbe trovare un accordo con l'Agenzia delle Entrate per il pagamento delle tasse in Italia da parte del colosso di Seattle.