Romanzo Criminale: la romantica banda della Magliana

L'Italia non è necessariamente solo luogo di importazione per l'intrattenimento televisivo, ma può essere anche terra d'origine di prodotti seriali eccellenti. Il primo di cui ci occupiamo è Romanzo Criminale, che riprende l'omonimo romanzo e il film che lo ha preceduto.

Comincia un approfondimento sulle migliori serie Tv italiane, che a livello di tematiche e produzione non hanno nulla da invidiare alle controparti d'oltreoceano. In questo primo appuntamento trattiamo l'adattamento televisivo delle vicende reali della banda della Magliana, gruppo di criminali romani degli anni '70 e '80 ancora oggi in attività. È stata un'operazione riuscita?

"Un'altra TV è possibile" dice René Ferretti, il protagonista della serie Boris, riferendosi alla situazione della fiction televisiva in Italia. È inutile girarci attorno: quando si parla delle produzioni nostrane si finisce sempre per definirle "tradizionaliste", legate ai modelli irreali delle soap-opera, dove si creano dei microcosmi individualisti (Gozzini, 2011), priva di quella scintilla che faccia distinguere il racconto nel palinsesto. Non deve essere necessariamente così, però.

La produzione del servizio Sky, per esempio, negli ultimi anni ha investito molto nella realizzazione di serie televisive diverse, con più libertà creativa rispetto alla TV pubblica, e ha portato così la rinascita del genere noir di stampo italiano. Tratto dal romanzo di De Cataldo e dall'omonimo film di Michele Placido, Romanzo Criminale è il secondo esperimento nato nel 2008 ed è stato il trampolino per Stefano Sollima, oggi acclamato regista di Suburra.

La storia segue una versione fittizia della Banda della Magliana, uno dei gruppi criminali romani più famosi del secolo scorso, legati direttamente o meno a diversi eventi di cronaca degli Anni di Piombo. I protagonisti portano nomi e soprannomi fittizi, ma ricalcano pienamente i veri membri della Banda. La prima stagione ruota attorno all'ascesa al potere malavitoso del "Libanese" (Francesco Montanari), leader indiscusso della banda durante gli anni '70, mentre la seconda stagione segue la loro attività nel decennio successivo, ma si differenzia proponendo avvenimenti diversi dal romanzo e dal reale svolgimento della vicenda.

La conclusione è di sicuro effetto, ma ben lontana dalla situazione attuale. Alcuni membri della banda, infatti, nella realtà risultano ancora vivi e in fuga, mentre la fiction li definisce morti e sepolti. Un dettaglio che è importante sottolineare, per non rischiare di definire lo show attinente alla realtà.

Invece di mostrare un racconto a senso unico, con le vicende criminali dei singoli componenti della banda, la storia si sofferma anche sulle indagini del commissario Scialoja, un poliziotto idealista che mette a repentaglio la sua carriera più volte nel tentativo di arrestare i componenti della banda. È il metodo utilizzato dalla sceneggiatura per ricordare che i protagonisti sono criminali e impedire che si faccia il tifo per quelli che, a conti fatti, nonostante l'empatia sono i cattivi.

romanzo criminale (1)

In generale l'intreccio intrattiene e soddisfa in virtù delle scelte coraggiose operate, non volendo censurare o omettere i momenti più forti del genere noir. A brillare veramente è la prima stagione, forte anche della recitazione di prim'ordine di Montanari, mentre la seconda stagione tende troppo a diventare sentimentalista e romantica, con personaggi che acquistano uno spessore psicologico eccessivo e tendente più al drammatico, lontano dalle intenzioni iniziali.

Il tratto più distintivo della serie è indubbiamente lo stile di Sollima: la fotografia sporca e monocromatica esprime al massimo le zone malfamate dei sobborghi romani, ma tutti i vari set (dall'iconico bar ritrovo della banda agli appartamenti di lusso) acquistano un'atmosfera diversa, come se "toccati" dall'aura criminale dei personaggi.

Doveroso, naturalmente, far recitare gli attori in romanesco; può rendere la visione più difficile a chi non ci è abituato, ma aggiunge una forte nota di realismo al tutto. Una scelta che poi è diventata la cifra stilistica dell'autore nelle sue opere successive (e poi ripresa da Gabriele Mainetti, regista de Lo chiamavano Jeeg Robot).

Il grande successo di questa serie basta come dimostrazione che l'Italia è capace di realizzare prodotti televisivi di qualità che possono rivaleggiare con quelli importati, ed è stato una prima versione per il successivo lavoro del regista, che ha poi trovato numerose conferme con Gomorra, ACAB e il recente Suburra. 

Romanzo Criminale - Stagione 01-02 Romanzo Criminale - Stagione 01-02
  
Romanzo criminale (copertina flessibile) Romanzo criminale (copertina flessibile)
  
Romanzo Criminale (Film) Romanzo Criminale (Film)
  

Le puntate precedenti della rubrica sulle Serie Tv sono qui.