Sky si ritira dal Beauty Contest: colpo di scena!

Sky ha comunicato al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Commissione Europea che si ritira dal Beauty Contest che assegnava le frequenze del digitale terrestre. Secondo il broadcaster i tempi poco chiari e regole discutibili sono incompatibili con un mercato televisivo e uno scenario competitivo...

Sky si è ritirata ufficialmente dall'asta per le frequenze del digitale terrestre. La notizia è giunta poche ore fa alle agenzie stampa come un fulmine a ciel sereno. E dire che ormai sembrava cosa fatta, considerando anche che il beauty contest riservava ai nuovi entranti come Sky tre multiplex. Insomma, difficilmente tre concorrenti avrebbero potuto sottoporre alla commissione progetti più invitanti del noto broadcaster satellitare.

Sky Italia

L'emittente ha deciso di compiere un passo indietro a causa dei tempi lunghi della procedura, che sembrano non consentire un'adeguata pianificazione dell'investimento. Senza contare le ''discutibili'' regole del bando che favoriscono gli operatori già attivi sul mercato, ovvero Mediaset e Rai. La nota informativa con tutti i dettagli del caso è stata recapitata in giornata al Ministero dello Sviluppo Economico e alla Commissione Europea. La decisione appare incondizionata e con effetto immediato.

"Va ricordato che proprio tali regole hanno portato alcuni partecipanti alla gara, tra cui la stessa Sky, a presentare ricorsi all'autorità competente, ricorsi che potrebbero moltiplicarsi una volta annunciate le assegnazioni delle frequenze", si legge nel comunicato Sky.

"Tempi poco chiari e regole discutibili sono incompatibili con un mercato televisivo e uno scenario competitivo che è invece in rapida e costante evoluzione. Nella televisione italiana stanno nascendo infatti nuovi modelli di business e fanno il loro ingresso nuovi player, provenienti spesso da settori finora estranei alla produzione e alla distribuzione di programmi televisivi". 

Insomma, secondo Sky le regole del Beauty Contest impostate dal precedente Governo non hanno interpretato adeguatamente le esigenze di sviluppo e di apertura alla concorrenza del mercato.

Andrea Zappia, AD di Sky

"Ci auguriamo che questa nostra decisione, per quanto difficile e onerosa, possa dare un serio contributo ad avviare un dibattito aperto e costruttivo sul futuro della televisione nel nostro Paese; un futuro che in Italia, come in tutto il mondo, vede lo sviluppo e l'affermarsi di nuovi modelli di business basati anche su forme e tecnologie diverse dal DTT, basta pensare al successo che in altri mercati stanno avendo  operatori che distribuiscono i loro programmi via DSL e fibra", ha dichiarato Andrea Zappia, Amministratore Delegato di Sky Italia. 

"Siamo convinti che l'obiettivo dei prossimi mesi è, e debba essere, creare le condizioni per fare del mercato televisivo un volano dell'economia digitale e, al fine di creare nuova occupazione e sviluppo, liberare l'incredibile potenziale creativo che è parte del DNA degli italiani. Credo che da questo punto di vista il Beauty Contest avrebbe potuto rappresentare un'importante occasione, ma ritengo che questa occasione sia stata mancata a causa dell'impostazione che è stata data a tutto il processo". 

Sky ha preparato la valigia - Clicca per ingrandire

"Questa decisione è coerente con le scelte industriali di Sky e con la sua politica di investimenti in Italia, incentrata sull'innovazione e le nuove tecnologie, e non modifica, ma anzi conferma e rafforza, l'intenzione a continuare a investire nel nostro Paese e a fornire il nostro contributo alla sua crescita economica".

Le motivazioni che hanno portato Sky a questa scelta sono poco chiare almeno sotto il punto di vista della tempistica. Probabilmente con la crisi di Governo i tempi di risoluzione del Beauty Contest si sono dilatati a dismisura, ma non si dovrebbe neanche sottovalutare la quantità industriale di ricorsi depositati al TAR dalle TV locali e gli operatori. Insomma, tutto potrebbe esplodere in una grande bolla di sapone, quindi meglio ritirarsi in tempo. 

Ovviamente deve aver influito anche l'avvicendamento a Palazzo Chigi. Di fatto l'Italia oggi ha come Primo Ministro uno dei paladini dell'Antitrust mondiale – basta ricordare il caso Microsoft – mentre prima il re delle televisioni. Quindi non è da escludere che il Ministero dello Sviluppo possa muoversi diversamente rispetto al passato, sconfessando il regolamento precedente e invitando AGCOM e AGCM a fare di meglio.

Sky probabilmente ha fatto bene i conti.