Smartphone a prezzi stracciati grazie alla frode dell'IVA

La Guardia di Finanza ha smascherato una frode da 1,2 miliardi di euro che ha consentito ad almeno un centinaio di negozianti hi-tech di evadere IVA e Fisco. Una società rumena fittizia acquistava cellulari e smartphone per rivenderli in Italia.

La frode carosello a quanto pare è il segreto che si nasconde dietro ai listini stracciati di molti cellulari e computer. L'ha scoperto la Guardia di Finanza, che con ben 150 perquisizioni in tutta Italia ha smascherato un giro d'affari illegale miliardario. In pratica una rete di negozi (online e offline) - si parla di 100 società diverse - emettevano fatture false per giustificare un movimento di merci del valore di 1,2 miliardi di euro per di più evadendo l'IVA per più di 240 milioni di euro.

Carosello

L'operazione "Transilvania romana" è partita grazie all'individuazione di una società di Tivoli che tra il 2007 e il 2011 ha commercializzato cellulari e smartphone eludendo l'IVA appoggiandosi a un'azienda fittizia rumena. In pratica la società dell'Est acquistava i beni elettronici negli altri paesi europei evadendo l'imposta per l'acquisto intra-comunitario. 

Dopodiché tramite false fatture questi venivano rivenduti a cartiere italiane intestate a prestanome, che a loro volta, evadendo nuovamente l'IVA, piazzavano la merce alla piccola e grande distribuzione. "Vogliamo scoprire chi sono i reali beneficiari, potrebbero esserci grossi marchi", ha dichiarato il colonnello della GdF Massimo Mendella.

Si parla di società intermediarie dalla vita brevissima: ne sono nate e morte ben 57 in quasi tre anni. Ma la cosa più sconvolgente è che la rete di clienti si è allargata a dismisura. "Si tratta di colossali rapine ai danni dei contribuenti", ha commentato Bruno Buratti, Capo del 3° Reparto Operazioni della GdF. 

"Si pensi che in un'indagine è stata sequestrata una fattura falsa che riportava come imponibile 1 miliardo di euro e IVA per 200 milioni: l'utilizzo di questa fattura ha determinato un danno per lo Stato di oltre 500 milioni di euro. È come se per due mesi nessun bar rilasciasse lo scontrino fiscale per tutti i 70 milioni di cappuccini o caffè quotidianamente bevuti dagli italiani".