Solo Infostrada e l'unbundling Telecom: una truffa

La Corte d'Appello di Torino ha confermato la truffa dell'offerta Infostrada che prometteva lo sganciamento da Teelcom Italia

Wind dovrà rimborsare gli utenti Infostrada truffati nel lontano 2001, quando si millantava l'unbundling da Telecom Italia. Il Movimento Consumatori è riuscito presso la Corte d'Appello di Torino a far convalidare la sentenza di primo grado del 2006. I giudici, in pratica, hanno confermato che, a dispetto delle promesse, i clienti di "Solo Infostrada" continuarono a pagare il canone Telecom Italia  e a non vedere mai messo in pratica il definitivo sganciamento.

"Nel maggio del 2002, l'Antitrust aveva sanzionato Wind per pubblicità ingannevole, riconoscendo che su 138.178 contratti Solo Infostrada conclusi da Wind i consumatori che avevano ottenuto l'accesso diretto all'ultimo miglio, e che quindi non pagavano piè il canone alla Telecom, erano solo 690", sottolinea l'associazione.

Secondo il Movimento Consumatori sarebbero ben 130 mila gli utenti che hanno diritto al rimborso, per un totale di circa 50 milioni di euro.

La sentenza, come riporta La Repubblica, è importante per almeno due indicazioni: i canoni pagati nel 2001 dovranno essere rimborsati, e soprattutto dovrà essere la stessa Wind a informare i vecchi clienti Infostrada.

"…poiché ancora in Italia non sono possibili class action, questa sentenza non ordina a Wind di rimborsare gli utenti, ma spiega che hanno diritto al rimborso. Una differenza giuridica sottile, che ha un effetto pratico: gli utenti che non ottengono spontaneo rimborso da Wind, dovranno intentare cause separate, ma grazie a questa sentenza non dovranno più provare l'illecito. Bensì soltanto che erano abbonati a Solo Infostrada e che avevano pagato i canoni Telecom", ricorda l'associazione.

Per ogni eventuale aiuto gli utenti comunque potranno fare riferimento al Movimento Consumatori.

Wind sostiene che i clienti truffati siano stati pochissimi, e comunque di stare valutando un ricorso alla Cassazione. Interessante, soprattutto considerando che la Corte Suprema di Cassazione "non giudica sul fatto, ma sul diritto, è giudice di legittimità: ciò significa che non può occuparsi di riesaminare le prove, bensì può solo verificare che sia stata applicata correttamente la legge e che il processo nei gradi precedenti si sia svolto secondo le regole".