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SPID, perché il cittadino deve pagare per il PIN unico?

SPID, ovvero il PIN unico per accedere ai servizi online della Pubblica Amministrazione, è gratuito solo per i primi 2 anni. E dopo, perché deve pagarlo il cittadino? Non è stato creato per svecchiare la burocrazia italiana e renderla meno inefficiente?

Lo SPID, il PIN unico per accedere ai servizi online di tutta la Pubblica Amministrazione, ha emesso i primi vagiti il 15 marzo scorso. Sarà gratuito per due anni e poi si pagherà. Perché, ci chiediamo? Andiamo con ordine. Al momento SPID è stato attivato soltanto da Regione Toscana e INPS ma a giugno, promette l'Agenzia per l'Italia digitale (AgID), si potrà usare anche per INAIL, Agenzia delle Entrate, Equitalia, regioni Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Lazio, Liguria, Umbria, comuni di Venezia, Firenze e Lecce. Entro il 2017, comunque, tutta la PA dovrà essere su SPID. Un solo PIN per tutti, tutti per un solo PIN.

spid

Si può richiedere lo SPID – come abbiamo già ricordato più volte - a Poste Italiane, Infocert e TIM, i tre gestori accreditati da AgID, anche se i piccoli provider sono sul piede di guerra per le soglie di accesso troppo alte e hanno ottenuto dal Consiglio di Stato un assist importante.

Comunque quel che lascia perplessi è che la gratuità del servizio sarà limitata ai primi due anni. Quanto costerà dopo? Soltanto TIM, finora, lo ha fatto sapere: 12 euro l'anno. Quanto alle imprese, il costo annuo è di 36 euro per lo SPID TIM. Sui siti di Infocert e Poste, invece, non ci sono cifre o tariffe, il che non è un bene in termini di trasparenza.  

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Solo TIM ha fatto conoscere i costi del servizio dopo i primi due anni gratis

A questo punto è più che legittimo chiedersi perché mai il cittadino debba pagare un canone per dialogare con la Pubblica Amministrazione. In fondo si tratta di servizi online che oggi, sia pure usando una miriade di user e password, sono forniti gratuitamente. Tra l'altro, cittadini e imprese già sborsano denari per acquistare PEC e firma digitale. La risposta ufficiosa è che gli user provider (ai primi tre se ne aggiungeranno sicuramente altri) devono sostenere un costo per erogare il servizio.

Già, ma questa considerazione porta ad altre domande. Perché lo Stato e le PA periferiche hanno delegato a imprese private la gestione di un servizio così delicato come l'identità digitale del cittadino? A questo proposito il Garante per la protezione dei dati personali ha sollevato l'attenzione sui rischi di furto, uso abusivo o alterazione dell'identità degli interessati e del necessario elevato grado di sicurezza che dovrà essere predisposto per i dati e i sistemi.

È vero, lo SPID, quando e se sarà adottato da tutta la PA, sarà una grande comodità, ma è stato introdotto soprattutto per risolvere inefficienze e per colmare il gap di e-Government che separa l'Italia dal resto dell'Europa. Il PIN unico (Single Sign On) è realtà in molti Paesi, dall'Estonia alla Svezia, alla Danimarca (CPR number), alla Francia (France Connect), ai Paesi Bassi, e il cittadino, che già paga le tasse, non deve sborsare altri soldi.

Insomma, non sarebbe male se a queste domande rispondessero il Governo oltre che l'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) e l'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm).