Stallman su Chrome OS, cloud computing pericoloso

Richard Stallman spiega la propria diffidenza verso Google Chrome OS. Per lui un sistema che archivia dati su altri computer è pericoloso. Intanto c'è già chi prevede la fusione del sistema operativo con Android entro un anno.

Richard Stallman non ama Chrome OS. Il guru del software libero, fondatore della Free Software Foundation, non gradisce il concetto di cloud computing sui cui si basa il sistema operativo per portatili (e in futuro per altri dispositivi) realizzato da Google. A Stallman non piace la perdita di controllo sui dati: password, testi, appunti, cronologia e altro finiscono su dei server e non rimangono sul computer locale.

Stallman aveva già espresso in passato un concetto simile, in modo forse più colorito, perché due anni fa aveva dichiarato che l'uso esteso del cloud computing era "peggiore della stupidità", in quanto si lasciava il controllo dei dati ad altri.

Oggi il guru si dice sempre più preoccupato per il debutto di Chrome OS, una soluzione basata su GNU / Linux e progettata per archiviare localmente il minor numero di dati possibile.

"Negli Stati Uniti, perdi persino i diritti legali se archivi i tuoi dati sui sistemi di un'azienda anziché su quelli personali. La polizia deve presentare un mandato di perquisizione per avere i vostri dati; se sono memorizzati nei server di un'azienda, la polizia può ottenerli senza mostrarvi nulla. Potrebbero non avere persino il bisogno di mostrare all'azienda un mandato di perquisizione".

Chrome OS è stato presentato la scorsa settimana in alcune sue parti (Chrome OS elimina l'hardware, la forza è il Web). Google ha avviato un programma pilota con cui far testare a un buon numero di utenti il sistema operativo, che arriverà a metà 2011 sui portatili di Samsung e Acer (ChromeBook uccide il Caps Lock, vietato urlare - Il ChromeBook ritrova il Caps Lock, ma che fatica!).

Chiaramente in casa Google la pensano in modo diverso da Stallman e ritengono che lavorare nella "nuvola" porti grandi vantaggi e maggiore sicurezza rispetto ai pericoli della Rete. Inoltre Google assicura, almeno a parole, privacy per tutti.

"Penso che pubblicizzino una parola come cloud computing perché è priva di un significato sostanziale. Il senso del termine non è sostanza, è un'attitudine. Lasciate a Tom, Dick e Harry i vostri dati, lasciate fare a Tom, Dick e Harry i calcoli per voi (e controllarli). Forse il termine careless computing sarebbe stato più adatto", ha dichiarato Stallman. Careless vuol dire "incurante".

Secondo Stallman c'è un problema strisciante. "Penso che molte persone continueranno a spingersi verso il careless computing, perché nasce un nuovo babbeo ogni minuto. Il governo statunitense può cercare d'incoraggiare le persone a mettere i loro dati in un posto sono accessibili senza che debbano mostrare un mandato di perquisizione, piuttosto che spingere l'archiviazione in locale. Tuttavia, fintanto che si potrà continuare a tenere i dati sotto il nostro controllo, possiamo ancora farlo. E faremmo meglio a farlo, o questa opzione rischierà di scomparire".

L'unica cosa che Stallman gradisce di Chrome OS è la base, GNU / Linux. "Chrome OS è essenzialmente un sistema operativo GNU / Linux. Tuttavia è stato realizzato senza le classiche applicazioni e armato per impedirne e scoraggiarne l'installazione. Direi che il problema è nella natura del lavoro che ChromeOS è progettato a fare. Vale a dire, vi incoraggio a mantenere i dati e fare i calcoli altrove, invece di farli sul proprio computer".

Nel frattempo, oltre alle dichiarazioni di Stallman, registriamo il primo gufo. Paul Buchheit, creatore della tecnologia AdSense ed ex capo dello sviluppo di Gmail, ha scritto su FriendFeed che prevede la morte di Chrome OS entro il prossimo anno o, al più, una fusione con Android (un argomento non scartato da Google in passato). Troppo presto per sparare sentenze? Forse, ma riflettere su a una convergenza tra Android e Chrome OS non è sbagliato, anzi.

Per concludere riportiamo le parole di Caesar Sengupta, product manager di Google Chrome OS. Intervistato da SearchEngineLand, ha dichiarato che il successo dei sistemi Chrome OS dipenderà molto dal comportamento degli utenti. "Penso che avremmo fallito se Chrome OS non diventerà il vostro modo standard di fare computing. Adesso abbiamo centinaia di milioni di utenti che vivono in diretta sul Web. Per molti di questi utenti, Chrome OS sostituirà da subito i loro sistemi, tanto più con il miglioramento delle applicazioni web".

Chrome OS dovrà quindi combattere contro le abitudini e anche la diffidenza. Di certo c'è da dire che alcune cose che offre il cloud computing non erano possibili pochi anni fa. Voi da che parte state? Avete paura del cloud computing?