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Umberto Eco, da Mike Bongiorno agli "imbecilli" del web

Umberto Eco, saggista, filosofo, scrittore, semiologo, è morto ieri nella sua casa di Alessandria. Aveva 84 anni. Una vita dedicata alla letteratura e all'attenta e lucida analisi del mondo della comunicazione.

C'è un fil rouge che collega la "Fenomenologia di Mike Bongiorno", il saggio che Umberto Eco scrisse nel 1961 nell'opera "Diario Minimo", alle considerazioni sugli "imbecilli del web" del 10 giugno 2015. L'anno scorso, dopo aver ricevuto la laurea honoris causa in "Comunicazione e Cultura dei media" all'Università di Torino, Eco aveva tuonato contro l'uso distorto dei social media:

I social media danno diritto di parola a legioni di imbecilli che prima parlavano solo al bar dopo un bicchiere di vino, senza danneggiare la collettività. Venivano subito messi a tacere, mentre ora hanno lo stesso diritto di parola di un Premio Nobel. È l'invasione degli imbecilli.

E poi, sempre l'anno scorso a Torino, Eco aveva aggiunto:

La TV aveva promosso lo scemo del villaggio rispetto al quale lo spettatore si sentiva superiore. Il dramma di Internet è che ha promosso lo scemo del villaggio a portatore di verità.

Di qui l'appello ai giornalisti, "a filtrare con un'equipe di specialisti le informazioni di Internet perché nessuno è in grado di capire oggi se un sito sia attendibile o meno".

umberto eco

Come non pensare alla "Fenomenologia di Mike Bongiorno" del 1961? Allora non c'erano Internet e i social network, la televisione dettava legge e costume, imponendo la mediocrità dei modelli ai quali i telespettatori erano costretti di fatto a uniformarsi:

Mike Bongiorno convince dunque il pubblico, con un esempio vivente e trionfante, del valore della mediocrità. Non provoca complessi di inferiorità pur offrendosi come idolo, e il pubblico lo ripaga, grato, amandolo. Egli rappresenta un ideale che nessuno deve sforzarsi di raggiungere perché chiunque si trova già al suo livello.

Ieri la Tv di Mike Bongiorno (ma negli anni successivi il presentatore sarebbe stato surclassato da veri e propri fenomeni da baraccone), oggi la vetrina dei social media. Umberto Eco ci ha invitato a stare attenti, perché non è vero che "uno vale uno". È giusto che tutti abbiano diritto di parola, ma c'è una grande differenza tra imbecilli e premi Nobel.