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9000 cavi da sostituire al CERN, non c'è più spazio

Un ingegnere meccanico del CERN ha svelato che ci sono circa 9000 cavi vecchi da rimuovere prima di poter fare il prossimo aggiornamento dell'acceleratore di particelle.

9000 cavi da sostituire al CERN, non c'è più spazio

Nel 2019 il CERN fermerà l'LHC per implementare l'Injectors Upgrade Project (LIU), un aggiornamento che coinvolgerà Linac4, PS Booster, Proton Synchroton (PS) e SPS (Super Proton Synchroton). Fin qui nulla di stupefacente, salvo che non c'è spazio per installare i nuovi cavi che sono necessari, quindi gli addetti devono rimuovere 9000 cavi vecchi.

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Come noto gli acceleratori di particelle e gli esperimenti ad essi collegati producono una quantità massiccia di informazioni durante le collisioni, che devono essere trasferite ai datacenter ed elaborate. Per questo, e per i controlli di sicurezza, servono migliaia di cavi.

Sébastien Evrard, l'ingegnere meccanico che ha il compito di "sbrigliare la matassa", ha spiegato a Motherboard che estrarre il cavo sbagliato significherebbe nella migliore delle ipotesi perdere alcune funzioni di monitoraggio dati. Nell'evenienza peggiore si potrebbe tirar fuori un cavo senza il quale l'acceleratore di particelle non funzionerebbe.

Ecco perché finora gli addetti si sono guardati dal sostituire i cavi, aggiungendone di nuovi quando necessario e lasciando al loro posto quelli che non erano più in uso. Tutto è andato bene finora, peccato che adesso non ci sia più spazio per aggiungerne di nuovi e si sia resa necessaria una decisione drastica: identificare e rimuovere i vecchi cavi inutilizzati, che sono circa 9.000.

Oltre tutto Evrard ha spiegato con una punta di critica che la "non così buona abitudine" di limitarsi a lasciare i vecchi cavi in ​​situ ha fatto sì che i nuovi si accumulassero sopra a quelli vecchi. Un vizietto che rende l'operazione di oggi più complessa di quanto si potrebbe pensare. Ogni cavo del PS Booster, per esempio, è lungo circa 50 metri e percorre la distanza fra gli edifici del CERN in superficie e nel sottosuolo.

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A tutto questo bisogna aggiungere un database con l'elenco dei cavi, e per ciascuno il dettaglio di caratteristiche tecniche, funzione e posizione. Purtroppo "il database non è affidabile al 100 per cento, il che significa che bisogna andare sul posto e verificare la corretta posizione di tutti questi cavi dati per obsoleti e verificare che lo siano". Da quel che sembra, circa il due per cento dei cavi che avrebbero dovuto essere obsoleti in realtà sono ancora in uso.

La squadra di Evrard si dovrà quindi rimboccare le maniche per identificare e sfoltire i cavi che sono collegati al Proton Synchrotron Booster (PS Booster), al Proton Synchrotron (PS) e al Super Proton Synchrotron (SPS). La finestra di tempo per fare il lavoro è limitata, si può approfittare solo di una breve pausa invernale negli esperimenti. L'immane lavoro è iniziato a dicembre 2015, quando sono stati rimossi circa 2700 cavi collegati al PS Booster e documentati come obsoleti. Il resto è rimandato alla prossima sosta tecnica, prevista alla fine di quest'anno.

Per la cronaca, i cavi con cui si stanno scervellando i tecnici sono spesso associati ai sistemi di controllo e sicurezza, che hanno subito numerosi aggiornamenti tecnologici dalla costruzione del CERN nel 1954. Il Proton Sychronton, il più antico dei tre acceleratori, è entrato in attività nel 1959, molto prima che fosse costruito il Large Hadron Collider.

In ogni caso è da tenere presente che gestire una cablatura come quella del CERN è complicatissimo, sia per i tempi stretti a disposizione dei tecnici sia perché prevenire danni è prioritario, quindi per certi versi la strada seguita finora è stata semplicemente conservativa.

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