Allarme dipendenza: bambini drogati di tablet a 4 anni

Le dipendenze tecnologiche colpiscono un numero crescente di persone sempre più giovani, bambini compresi. La stampa britannica infatti racconta di almeno un caso nel quale una bambina di quattro anni ha "sviluppato un comportamento compulsivo rispetto al suo iPad". Un fenomeno che desta preoccupazione anche altrove nel mondo, Italia compresa.

Nel caso specifico, pare che la bambina diventasse triste e di cattivo umore ogni volta che le toglievano il tablet, così i genitori hanno ritenuto opportuno rivolgersi a Richard Graham, uno specialista in dipendenze dalle tecnologie.

"I bambini già a quella età sono in grado di sviluppare forme di dipendenza che ricordano quelle degli alcolisti e degli eroinomani. E i casi continuano ad aumentare'', ha spiegato lo specialista, che ha fondato una speciale clinica a Londra dedicata a bambini e ragazzi affetti dal problema, la Capio Nightingale Clinic.

"A questo punto la situazione (della bambina) non è tale da giustificare una terapia, ma lo sarebbe se la dipendenza continuasse fino agli undici anni, quando avrà accesso anche agli smartphone e a Internet", ha commentato il medico.

Senza sfociare nell'allarmismo, il terapista suggerisce che si affronti il problema già nei corsi preparto, perché molti genitori potrebbero essere colti di sorpresa. La questione d'altra parte è almeno in parte legata all'imitazione degli adulti da parte dei figli, una cosa del tutto naturale. "Vedono i loro genitori giocare con i dispositivi, e vogliono fare lo stesso", spiega infatti Graham.

Il dilemma sta nel fatto che l'iPad, come la TV prima di esso, può essere un valido aiuto nel compito dell'essere genitori, ma bisogna trovare il giusto equilibrio per evitare i possibili danni. Si potrebbe puntare il dito contro il genitore sciagurato che usa un iPad come baby sitter, ma anche condannare senza conoscere è un cattivo esempio, e come tale sarebbe da evitare.

Alcuni psicologi e genitori, poi, si dicono preoccupati del fatto che i bambini possano perdere la capacità di intessere relazioni normali con gli altri. E tuttavia definire tale normalità non è proprio un'ovvietà, quando molti di noi, forse la maggior parte, mediano i propri rapporti umani tramite SMS, social network, giochi multiplayer e chissà che altro (I grandi dell'hi-tech si preoccupano delle dipendenze digitali). Come in tutte le questioni che hanno a che fare con la natura umana e con le nostre vulnerabilità, quindi, anche questa sembra tutt'altro che semplice.

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