Spazio e Scienze

‎Impianti acustici in platino per superare i danni all’orecchio interno‎?

Alcuni ricercatori dell’EPFL (École polytechnique fédérale de Lausanne), in collaborazione con ‎i medici della Massachusetts Eye and Ear e della Harvard Medical School, ha messo a punto un impianto acustico che potrebbe in futuro consentire alle persone con problemi all’orecchio interno di tornare nuovamente a sentire. Si tratta di una soluzione alternativa agli attuali impianti del tronco encefalico, che attualmente presentano alcuni limiti e una serie di problemi.

Nel mondo ci sono quasi ‎mezzo milione di persone con gravi disabilità uditive. I normali dispositivi utilizzati inoltre non possono alleviare i problemi di chi ha subito danni all’orecchio interno o il cui nervo uditivo non funziona correttamente.‎ Per questi ultimi infatti è necessario che ‎i segnali elettrici siano inviati direttamente al tronco encefalico uditivo. Solitamente si utilizza in questi casi il cosiddetto impianto del tronco encefalico uditivo, che però non sempre garantisce risultati perfetti e inoltre essendo rigido non si conforma perfettamente alla curvatura del tronco stesso.

Per ovviare a questi problemi i ricercatori hanno invece sviluppato un’interfaccia flessibile, composta da elettrodi in silicone rivestiti di platino. Per ottenere questo risultati gli scienziati si sono ispirati all’antica arte nipponica dell’intaglio della carta, chiamata Kirigami. Il platino infatti è in realtà un metallo assai rigido, che non può piegarsi senza spezzarsi. Per questo è stata adottata invece una “rete” con elementi a forma di Y lavorati in scala micrometrica, grazie all’uso delle tecniche comunemente adottate nella realizzazione dei circuiti integrati. Il risultato è un impianto altamente conduttivo e al tempo stesso flessibile e quindi perfettamente adattabile al tronco encefalico.

La strada verso l’impiego di questo tipo di impianti negli esseri umani è però ancora lunga. ‎Gli scienziati infatti hanno testato con successo l’impianto sulle cavie, ma solo di recente sono riusciti a fabbricare una versione adatta alle dimensioni umane, che dovrà quindi ora passare attraverso tutta la lunga trafila sperimentale. Se però l’impianto manterrà le sue premesse, potrebbe consentire di ripristinare l’udito in situazioni in cui i pazienti fino ad oggi avrebbero potuto recuperare solo la percezione sonora di base. Il team di ricercatori inoltre pensa che questa soluzione sia valida anche in tutti quei contesti in cui sia necessaria una protesi per registrare o stimolare l’attività neurale.‎