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‎Social media, la manipolazione degli elettori sta diventando un problema globale?

Uno studio dell'Oxford Internet Institute dimostrerebbe ‎che la manipolazione degli elettori attraverso i social media stia peggiorando, con un numero crescente di governi e partiti politici che fanno un uso sempre più spregiudicato di algoritmi e big data, con implicazioni estremamente preoccupanti per la democrazia.

Un giorno le manipolazioni tentate da Cambridge Analytica sulle elezioni politiche negli Stati Uniti e la brexit nel Regno Unito grazie ai dati di Facebook, ci sembreranno le ingenuità di un “medicine show”. Purtroppo però non perché saranno un lontano ricordo ma perché saranno state superate in efficacia e complessità da nuove soluzioni. Stando ad esempio a quanto riporta l’ultimo studio dell’Oxford Internet Institute, la manipolazione degli elettori attraverso i social media starebbe decisamente peggiorando, con un numero crescente di governi e partiti politici che fanno un uso sempre più spregiudicato e su larga scala di algoritmi e big data al fine di manipolare l’opinione pubblica su temi politici, con implicazioni estremamente preoccupanti per la democrazia.

Gli studiosi avrebbero infatti rilevato che la propaganda computazionale e la manipolazione dei social media sono aumentate esponenzialmente negli ultimi anni, verificandosi in un numero di Paesi più che doppio rispetto a due anni fa, 70 anziché 28, con un aumento del 150%.‎ La ricerca inoltre suggerisce che la diffusione di notizie false e narrazioni tossiche è diventata la nuova “normalità” disfunzionale per gli attori politici di tutto il mondo, proprio grazie alla portata globale dei social media.‎ ‎”Anche se la propaganda è sempre stata parte del discorso politico, la portata profonda e ampia di queste campagne solleva preoccupazioni critiche di interesse pubblico”, si legge infatti nello studio.

‎”L’uso della propaganda computazionale per plasmare gli atteggiamenti pubblici attraverso i social media è diventato mainstream, estendendosi ben oltre le azioni di alcuni cattivi attori”, hanno aggiunto gli autori. “In un contesto di informazione caratterizzato da elevati volumi di informazioni e da livelli limitati di attenzione e fiducia da parte degli utenti, gli strumenti e le tecniche di propaganda computazionale stanno diventando una parte comune – e probabilmente essenziale – della campagna digitale e della diplomazia”.

Tra le tecniche impiegate da governi e partiti politici per diffondere la propaganda politica c’è l’uso di bot per amplificare l’incitamento all’odio, la raccolta illegale di dati o ‎‎micro-targeting e l’uso di eserciti di “troll” per bullizzare o molestare dissidenti politici o giornalisti online. Tra i maggiori protagonisti della disinformazione ci sarebbe anzitutto la Cina, ma stando al report sarebbero almeno sette gli Stati in grado di utilizzare sofisticate soluzioni di manipolazione, anche dei media stranieri: Cina, India, Arabia Saudita, Russia, Iran, Pakistan e Venezuela.

‎‎La principale piattaforma scelta per la manipolazione dei social media resterebbe invece Facebook. Secondo i ricercatori inoltre proprio l’utilizzo del popolare (ed enorme) social media starebbe portando il problema a una dimensione globale.

‎I ricercatori sembrano comunque ottimisti sulla possibilità che i social media possano essere “una forza del bene”, in grado di creare uno spazio in cui la democrazia possa sbocciare. ‎”Una democrazia forte richiede l’accesso a informazioni di alta qualità e la capacità per i cittadini di riunirsi per discutere, deliberare ed empatizzare”, ha detto ‎Philip Howard, direttore dell’Oxford Internet Institute‎.‎

‎Chiaramente, però, c’è un forte rischio che le informazioni di alta qualità vengano soffocate dallo tsunami di fake news promosso da attori politici egoisti. Per funzionare correttamente, la democrazia ha bisogno di una stampa libera, ma la stampa stessa è anche sotto l’assalto dei colossi pubblicitari online che stanno abbattendo il suo modello di business, essendo in grado di diffondere e monetizzare qualsiasi contenuto spazzatura.‎

È quindi imperativo per gli Stati democratici dotare i cittadini di istruzione e consapevolezza per consentire loro di pensare in modo critico, ma è un lavoro che richiederebbe qualche generazione. ‎Nel frattempo sarebbe necessaria una regolamentazione delle piattaforme di social media, al fine di controllare più efficacemente i tentativi di manipolazione degli elettori.‎

Social Network Analysis è un buon punto di partenza per iniziare a comprendere implicazioni e potenzialità di questa “scienza inesatta”.