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1PlusV vuole 295 milioni di euro da Google

L’azienda francese 1PlusV ha chiesto un risarcimento di 295 milioni di euro a Google, accusata di avere approfittato della sua posizione dominante per oscurare, almeno parzialmente, il sito Ejustice.fr fra il 2007 e il 2010. La denuncia ha avviato una indagine da parte della Commissione Europea, in adempienza alle richieste di Bruno Guillard, fondatore della società d’oltralpe, che aveva chiesto espressamente il suo intervento affinché mettesse fine “alle pratiche anticoncorrenziali di Google”.

La Commissione Europea sta indagando su Google

Uno degli avvocati di 1PlusV ha comunicato che l’avviso di richiesta del risarcimento era stato notificato a Google lunedì, poi la denuncia ufficiale è stata depositata presso il Tribunal de Commerce de Paris. L’azienda francese aveva già avviato una causa legale contro Google in passato, senza risultati, e oggi torna all’attacco con nuove argomentazioni.

1PlusV mette l’accento sulle perdite del suo motore di ricerca Ejustice.fr, specializzato in temi legali, e nell’accusa sostiene che nel periodo fra il 2007 e il 2010 Google ha dato la precedenza ai propri servizi nei risultati delle ricerche, paralizzando il suo sito e la pubblicità online su di esso. L’azienda francese, in particolare, contesta la politica di Google di legare la pubblicità ad Adsense.

Bruno Guillard, fondatore di 1PlusV

Il servizio di advertising di Google, infatti, consente agli inserzionisti di comprare alcune delle parole chiave che gli utenti digitano nel campo di ricerca, in modo da produce link commerciali ad hoc accanto ai risultati della ricerca. Così facendo, secondo 1PlusV, i motori di ricerca rivali sono stati costretti ad adottare la tecnologia di Google.

Google non ha commentato le accuse, ma in passato aveva definito Ejustice.fr una “mera aggregazione di link pescati nel Web”. Che sia vero o no, l’azienda di Mountain View è in una situazione a dir poco spiacevole: le indagini dell’Antitrust europea non sono da prendere alla leggera e a breve Google sarà impegnata anche a fronteggiare l’inchiesta formale della Federal Trade Commission statunitense per la stessa accusa: abuso di posizione dominante nel mercato della pubblicità online correlata alle ricerche (Google gioca sporco, un’indagine per vederci chiaro).