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4520 dipendenti Amazon sfidano l’azienda: ci vuole un piano serio per ridurre le emissioni

Oltre 4mila dipendenti Amazon ha sfidato l'azienda sull'impegno per la riduzione delle emissioni di carbonio: ci vuole un piano concreto.

Più di 4mila dipendenti Amazon hanno chiesto all’azienda di approvare un piano che consenta di ridurre drasticamente le emissioni di carbonio. La lettera – che vede aumentare il numero di firmatari giorno dopo giorno – spedita al fondatore Jeff Bezos e il Consiglio di Amministrazione ha ottenuto un clamore mediatico senza precedenti perché per la prima volta si parla di stipendiati di ogni livello che hanno deciso di metterci la faccia, o sarebbe meglio dire la firma.

“Il cambiamento climatico è una minaccia esistenziale”, scrivono gli insorti. “Il rapporto Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) del 2018 prevede che un riscaldamento di 2° Celsius, che stiamo attualmente superando, minaccerà la vita di centinaia di milioni di persone e metterà migliaia di specie a rischio di estinzione. Stiamo già assistendo a devastanti impatti climatici: inondazioni senza precedenti in India e Mozambico, pozzi di acqua asciutti in Africa, sfollamenti costieri in Asia, incendi e inondazioni nel Nord America e perdite del raccolto nelle colture in America Latina. Le comunità vulnerabili meno responsabili della crisi climatica stanno già pagando il prezzo più alto”.

Ecco spiegato il motivo per Amazon dovrebbe “assumersi la responsabilità di problemi difficili” di questo tipo soprattutto considerando la sua qualità di innovatore globale.

Le accuse ai vertici sono piuttosto esplicite. Sebbene l’azienda nel tempo abbia preso diversi impegni non ha ancora svelato il suo piano aziendale per raggiungere zero emissioni di carbonio entro il tempo richiesto dalla scienza, non ha fornito la data di completamento per raggiungere il 100% di energia rinnovabile e con il progetto Shipment Zero non ha previsto di impegnarsi a ridurre le emissioni rispetto ai livelli attuali.

“Considerato il tasso di crescita di Amazon, raggiungere il 50% di spedizioni zero-zero entro il 2030 potrebbe rappresentare un aumento delle emissioni rispetto a oggi”, sottolineano i dipendenti. “Shipment Zero si impegna solo a riduzioni nette di carbonio , che ci consentono di continuare ad inquinare; abbiamo recentemente ordinato 20.000 furgoni diesel le cui emissioni dovranno essere compensate con crediti di carbonio”.

Non di meno è stata attivata l’iniziativa AWS for Oil & Gas, che è dedicata alle compagnie di combustibili fossili e dovrebbe aiutarle ad accelerare ed espandere l’estrazione di petrolio e gas “Per evitare il riscaldamento catastrofico, la scienza è chiara: dobbiamo tenere i combustibili fossili nel terreno”, ricordano i lavoratori Amazon.

Sebbene l’azienda abbia aderito a una serie di organizzazioni sostenibili come il Corporate Eco Forum e l’American Council on Renewable Energy, sono state effettuate donazioni a “68 membri del Congresso nel 2018 che hanno votato contro la legislazione sul clima il 100% delle volte”.

L’impegno pare non essere ancora adeguato al contesto storico. L’obiettivo di 50 installazioni solari nei magazzini entro il 2020 rappresenta “solo il 6% degli edifici nella nostra rete di evasione globale e una frazione della nostra impronta globale di carbonio”.

I lavoratori quindi chiedono a Bezos e al Consiglio di Amministrazione di impegnarsi con obiettivi chiari e scadenze coerenti con la scienza.

“Le emissioni devono essere ridotte della metà entro il 2030 rispetto ai livelli del 2010 e raggiungere lo zero entro il 2050. Gli obiettivi devono coprire tutte le organizzazioni e le imprese e coprire l’intera catena di approvvigionamento”, si legge nella lettera. “Una completa transizione dai combustibili fossili piuttosto che affidarsi a compensazioni di carbonio”.

Non solo. Bisognerebbe mettere fine ai contratti che riguardano le soluzioni personalizzate progettate specificamente per l’estrazione e l’esplorazione di petrolio e gas. Dare priorità alle comunità più deboli presenti nel sud del mondo e: “Promuovere politiche locali, federali e internazionali che riducano le emissioni complessive di carbonio in linea con il rapporto IPCC e ritirare il sostegno ai responsabili politici che ritardano l’azione sui cambiamenti climatici”.Senza contare il trattamento equo di tutti i dipendenti in caso di sconvolgimenti climatici ed eventi meteorologici estremi.

“Luoghi di lavoro non sicuri o inaccessibili non dovrebbero essere un motivo per trattenere i salari, terminare o penalizzare in altro modo i dipendenti, inclusi i lavoratori orari e quelli a contratto”, sottolineano i dipendenti.

La speranza dei lavoratori è che queste proposte vengano vagliate in sede di Consiglio di Amministrazione e la leva potrebbe essere il fatto che molti sono azionisti dell’azienda e hanno diritto a proporre una risoluzione che potrebbe essere votata durante il prossimo meeting annuale di Amazon, a maggio.