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500.000 euro di multa per Sony Italia: problema garanzia

Sony dovrà pagare 500mila euro di sanzione per aver fornito "informazioni non veritiere in merito alla garanzia legale di conformità", almeno stando alle valutazioni del Garante del Mercato. Ancora una volta la differenza tra garanzia legale di conformità e garanzia commerciale mette nei guai un colosso hi-tech. Apple nel 2011 è stata condannata dall'AGCM a una multa di 900mila euro per un comportamento più grave, ma analogo.

Nel bollettino del Garante dato 20 gennaio 2014 si legge che il sito Sony.it ha fornito informazioni non veritiere e l'azienda successivamente opposto "difficoltà di varia natura agli acquirenti in relazione all'esercizio dei loro diritti in materia di garanzia legale". Senza contare in alcuni casi il rifiuto da parte di alcuni punti vendita "di ritirare i prodotti Sony nonostante il difetto si fosse manifestato entro il termine di due anni dalla consegna del bene".

Sony

E infine un'altra segnalazione avrebbe sottolineato "che il professionista fa pagare importi molto elevati per la restituzione del prodotto, qualora i difetti riscontrati non risultino coperti dalla garanzia, ed il consumatore decida di non procedere con la riparazione del prodotto stesso".

Insomma, tutti comportamenti che rientrerebbero nella pratica commerciale scorretta, come indica il Codice del Consumo. La questione di fondo è che le informazioni riportate sul sito hanno generato confusione e il comportamento dei punti vendita, in qualità di rivenditori di prodotti Sony IT, andrebbe monitorato con più zelo.

"Per quanto riguarda la durata della violazione, dagli elementi disponibili in atti risulta che la pratica è stata posta in essere almeno dal mese di novembre 2012 ed è tuttora in corso posto che non è intervenuta alcuna modifica della pagina internet (la pagina internet è ancora visibile sul sito internet www.sony.it", ricorda l'AGCM.

Ecco la decisione di sanzionare l'azienda per pratica commerciale scorretta ai sensi degli artt. 20, 21, 22, 24 e 25, lettera d), del Codice del Consumo, senza contare il divieto di continuare a procedere con il comportamento.