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5G in Italia: chi, cosa, dove, quando e perché

L'assegnazione delle frequenze per il 5G avverà in Italia nel 2018. In attesa dell'asta, che consentirà al nostro Paese di compiere l'atteso salto di qualità in ambito di connettività mobile, operatori telefonici e istituzioni si stanno muovendo per preparare concretamente il terreno alla connessione del futuro.

Il problema delle frequenze

Come spesso accade, l'Italia è in ritardo rispetto al resto d'Europa. Un gap dovuto essenzialmente alle frequenze necessarie per poter diffondere su larga scala la connettività 5G. Cerchiamo di fare chiarezza in merito.

5G

Le frequenze necessarie per il 5G in Europa sono i 700 MHz che, attualmente, sono utilizzate dalle televisioni del digitale terrestre. Non a caso, a fine 2016, l'Antitrust ha avviato un'indagine conoscitiva, al fine di spingere all'adozione di un vero e proprio piano di transizione verso questa nuova connettività.

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In Italia la situazione è particolarmente complessa in quanto liberare le frequenze interessate comporterebbe una diminuzione dei multiplex, passando dai 19 attuali con copertura nazionale ad appena 14, nella migliore delle ipotesi.

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Fortunatamente però, nella tabella di marcia stilata dall'Unione Europea sui principi per liberare i 700MHz, si è giunti a un accordo per concedere tempo agli Stati fino al 2022, con l'introduzione del 5G che partirà comunque dal 2020.

La complessità della situazione italiana, da un punto di vista pratico, è data soprattutto dal particolare quadro di assegnazione delle frequenze alle tv e dalla grande abbondanza di reti locali. Un problema che, nei prossimi anni, andrà necessariamente districato.

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Non a caso tutti i televisori in vendita dal 1 gennaio 2017 devono disporre di un sintonizzatore DVB-T2 con HEVC. Una combinazione che, adottata su larga scala, permetterebbe di ottenere un più efficiente utilizzo dello spettro.

La banda 700Mhz non sarà però l'unica a dover essere parzialmente liberata. Si parla infatti della 3,4-3,8Ghz, occupata dalla Difesa, ponti radio, collegamenti satellitari e (fino al 2022) dal wimax. Ma anche della banda 26-28Ghz attualmente parzialmente occupata, anche questa fino al 2022, da Enel Open Fiber e da Eolo grazie alla gara del 2016.

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In ogni caso, stare al passo con il 5G vorrà dire reggere il ritmo dell'evoluzione tecnologica futura nella quale, con il fenomeno della Internet of Things, i dispositivi mobili connessi reciteranno sempre più un ruolo da protagonisti.

Le mosse delle istituzioni

A marzo 2017  il MiSE (Ministero dello Sviluppo Economico) ha avviato la sperimentazione del 5G su banda 700 in cinque città (Milano, Bari, Matera, Prato, L'Aquila), proponendo un vero e proprio bando rivolto alle realtà nazionali e internazionali.

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La logica è stata quella di poter ricevere progetti che sono stati valutati sia per la parte infrastrutturale che per quella dei servizi che saranno sperimentati. Il bando non è stato rivolto dunque solo agli operatori telefonici ma anche a università, enti e centri di ricerca, aziende locali, startup ed enti pubblici, interessanti a toccare con mano le potenzialità del 5G.

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I progetti, il cui limite di presentazione era il 15 maggio, sono attualmente in fase di selezione, per poi partire entro la fine del 2017. La sperimentazione avrà termine nel 2020, anno in cui il 5G dovrà comnciare a essere consolidato sul territorio nazionale. 

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Nel 2018 l'Italia si muoverà in due direzioni: da una parte presenterà la roadmap per liberare le frequenze in questione,  dall'altra farà l'asta per i 3.5GHz. A quel punto la palla passerà agli operatori telefonici che, in realtà, hanno già cominciato a muoversi da tempo.

Le mosse degli operatori telefonici

Innanzitutto, la connessione 5G necessita di importanti investimenti da parte degli operatori telefonici, commisurati però al ruolo che gli stessi andranno a ricoprire con la diffusione capillare di questo nuovo standard.

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Servizi, contenuti e mercati verticali che ruotano attorno al 5G restituiranno agli operatori telefonici un ruolo cardine nello scenario tecnologico. Un ruolo che, negli ultimi anni, si sono visti sottrarre dai cosiddetti over the top

Per tali ragioni, le telco si stanno muovendo da tempo. A dicembre 2016 TIM ha compiuto due passi fondamentali nel percorso verso il 5G. Il primo è stato il lancio commerciale della connessione mobile fino a 500 Mbps tramite rete 4.5G, il secondo la sperimentazione su rete live della tecnologia Virtual Radio Access Network (vRAN), che permette di migliorare la qualità dell'attuale rete mobile e di aumentarne l'efficienza. E non è tutto.

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TIM ha infatti organizzato ad aprile 2017 il "5G Day" a Torino, che ha consentito all'operatore di testare sul campo le relative velocità di connessione. Il capoluogo piemontese, sempre grazie a TIM, potrà contare sulla connessione 5G diffusa già nel 2020.

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Inoltre, grazie a un accordo con la Repubblica di San Marino, TIM attiverà in quei territori la connessione 5G entro fine 2018. Il primo vero passo concreto nella logica di poter estendere il servizio su larga scala in Italia entro il 2022.

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Vodafone non è ovviamente rimasta a guardare. A maggio l'amministratore delegato della divisione italiana Aldo Bisio ha annunciato l'adesione dell'operatore telefonico al progetto di sperimentazione indetto dal MiSE.

Nelle città di Firenze, Palermo e Milano, Vodafone ha abilitato la connessione 4.5G, che consente di raggiungere gli 800 Mbps in download. Anche in questo caso, un primo vero passo concreto verso il 5G.

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È notizia di oggi la sperimentazione del 5G da parte di Fastweb nei propri uffici milanesi, operata in collaborazione con Huawei sfruttando la tecnologia massive mimo, che consente un maggiore utilizzo dello spettro rispetto al 4G. Il tutto è stato eseguito sfruttando la banda 3.5GHz e, nei prossimi mesi, sono previsti nuovi test sfruttando in mobilità servizi come realtà virtuale, videoconferenza 4K e applicazioni IoT.

L'Italia si muove dunque verso la connessione del futuro. I prossimi anni saranno fondamentali nella logica di recuperare il gap verso gli altri Paesi europei, alcuni dei quali (Belgio, Francia, Lussemburgo, Svizzera, Germania e Olanda) hanno persino stipulato accordi per sviluppare i servizi mobili transfrontalieri in banda 700 Mhz e banda L (1427-1518 Mhz).


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