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A Piacenza la prima scuola che dice no agli smartphone

Basta all'uso degli smartphone in classe durante le ore di lezione. A dire no non è stato però il Governo, che da tempo ha al vaglio proposte simili a quelle diventate legge in Francia, ma un Istituto di Piacenza. Qui infatti il Liceo San Benedetto ha deciso di adottare i famosi sacchetti Yondr, già visti […]

Basta all'uso degli smartphone in classe durante le ore di lezione. A dire no non è stato però il Governo, che da tempo ha al vaglio proposte simili a quelle diventate legge in Francia, ma un Istituto di Piacenza. Qui infatti il Liceo San Benedetto ha deciso di adottare i famosi sacchetti Yondr, già visti in diversi contesti, dai concerti ai cinema, per isolare i dispositivi in modo che non possano ricevere chiamate o messaggi durante la permanenza a scuola. Inutile dire che si tratta di una decisione che sta già facendo discutere.

Il problema in realtà è assai articolato e trovare la soluzione migliore non è semplice. Qualcuno evoca lo spettro dell'autoritarismo sulla decisione, ma intraprendere un percorso virtuoso con genitori e alunni verso una rinuncia consapevole sarebbe stato come minimo arduo se non del tutto velleitario. Lo smartphone è ormai parte integrante della vita e dell'identità dei figli, spesso anche dei genitori, mentre la Scuola no. Questo è forse il dato di fatto da cui partire per una riflessione.

scuola smartphone
Photo credit – Depositphotos.com

Vista la premessa sarebbe forse più corretto riuscire a integrare e utilizzare lo smartphone nella didattica, date anche le enormi potenzialità del dispositivo e la familiarità degli studenti, che non avrebbero problemi di apprendimento. Ma questo è un discorso ampio che dovrebbe riguardare il legislatore prima che il preside, lo studente, l'insegnante o il genitore. La Scuola, così com'è oggi, è sicuramente anacronistica e non solo perché non comprende lo smartphone, ma perché lo è ciò che insegna e il modo in cui viene insegnato.

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Si tratta dunque sicuramente di un fallimento educativo, che però non è aggravato dal divieto. Dinanzi a un fenomeno culturale privo di risposte adeguate, il corpo docente non può che prendere misure contingenti per arginare la distrazione con cui i ragazzi seguono le lezioni. L'augurio dunque è che il Governo faccia in fretta il proprio lavoro e si possa giungere non solo e non tanto alla regolamentazione dell'utilizzo degli smartphone a Scuola ma a una riforma della stessa in cui la tecnologia non è più il nemico, ma l'alleato più fidato per l'apprendimento.