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Realtà virtuale

Abbiamo provato Meta 2, il futuristico visore di Realtà Aumentata

Ieri ho avuto un assaggio del futuro. A Roma l'azienda statunitense Meta ha infatti offerto una demo dal vivo del Meta 2, il dev kit degli occhiali a realtà aumentata in sviluppo da qualche anno.

L'esperienza è stata più che interessante, soprattutto per le potenzialità intuibili per questo tipo di dispositivo piuttosto che per la demo in sé, che non è stata del tutto, e comprensibilmente, scevra da problemi tecnici.  

Se però non ci si limita al dato contingente, i Meta 2 si confermano un prodotto potenzialmente dirompente, ma non solo in ambito consumer. Nell'ultimo anno si è fatto un gran parlare della realtà virtuale ed a ragione, ma se quest'ultima sembra promettente soprattutto per quanto riguarda l'intrattenimento puro, i visori a realtà aumentata sembrano promettere di essere molto più versatili ed impiegabili in una miriade di scenari, dal business al mondo professionale, fino a quello consumer.

meta 2

Le due tecnologie non sono in competizione, ma è un dato oggettivo che gli analisti prevedono per il prossimo futuro una crescita molto più ampia del mercato della realtà aumentata piuttosto che della realtà virtuale. Se poi ci aggiungiamo che Meta, sulla carta è molto più avanzato tecnologicamente del più famoso Microsoft HoloLens, se ne possono intuire le potenzialità.

Ma quali sono i punti di forza di Meta 2? Come ci aveva recentemente già spiegato in un'intervista Stefano Baldassi, direttore Analytics and Neuroscience, Meta 2 offre anzitutto un'ergonomia avanzata che, nonostante le dimensioni del visore, offre un'indossabilità notevole.

Il segreto è nel visore

A colpire però, una volta sistemato sul capo, sono soprattutto altri due aspetti, le dimensioni del visore e il FOV (Filed Of View). Il primo infatti è ampio, avvolgente e completamente trasparente. Due caratteristiche che offrono vantaggi all'apparenza banali ma che fanno un mondo di differenza. Per prima cosa infatti Meta 2 consente di indossare gli occhiali da vista anche col visore.

Questo significa che chi lo utilizzerà ad esempio in ambito lavorativo non sarà costretto a utilizzare quotidianamente delle lenti a contatto, che non tutti gli occhi sopportano, soprattutto per un'intera giornata lavorativa.  

Lo schermo ampio inoltre offre altri due vantaggi non da poco: mantenere un contatto naturale con l'ambiente che ci circonda e col quale dunque si può continuare a interagire normalmente e avere un contatto visivo con gli interlocutori, importantissimo quando ad esempio si fa brain storming o in tutti quegli ambiti di utilizzo, come presentazioni di prodotti o contatti commerciali, in cui anche se a distanza, è indispensabile potersi guardare in faccia.

Meta 2 infine offre un angolo di campo visivo di 90°, circa triplo dunque a quello consentito dal principale competitor, limitato a soli 30°.

Scambiarsi un file manualmente, a centinaia di chilometri di distanza

C'è un altro aspetto che caratterizza Meta 2 e lo distingue da tutti gli altri dispositivi di realtà aumentata: con esso è possibile manipolare gli oggetti e interagire con essi.

Grazie infatti a un sistema di sensori monocromatici ed RGB e a una tecnologia di scansione tridimensionale in tempo reale delle mani e dell'ambiente circostante non troppo distante da quella utilizzata da Google Tango, Meta 2 consente interazioni fantascientifiche, fino a ieri inimmaginabili.

Potremo ad esempio accettare una chiamata in entrata, visualizzare il nostro interlocutore in telepresenza, e accettare un file, prelevandolo direttamente dalle sue mani, per poi manipolarlo e lavorarci sopra in due.

Con Meta 2 infatti non solo è possibile afferrare oggetti nello spazio virtuale, spostarli ed organizzarli, ma anche interagire con essi, scomporli, aprirli, analizzarli, modificarli etc.

Si pensi alle potenzialità insite in ambito architetturale/ingegneristico, nella prototipizzazione di prodotti di qualsiasi tipo, ma anche nella chirurgia e in generale in ambito medicale, ma non solo: tra le demo proposte c'era anche l'interazione con una sorta di wall a la Minority Report, in cui era possibile visualizzare diverse pagine Web disposte su più file, trascinandole e spostandole per riorganizzarle come più si trova comodo e toccandole per espanderne i contenuti.

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Meta 2 ha anche un altro vantaggio, è tethered, ossia è connesso tramite cavi al computer, potendone così sfruttare per intero la potenza di calcolo. Quello dei cavi potrebbe sembrare più che altro un impedimento, anche pensando a HoloLens che invece è untethered, ma bisogna tenere conto che Meta 2 è un dev kit e non un prodotto commerciale definitivo ed è destinato dunque soprattutto agli sviluppatori, che hanno esigenze diverse.  Stefano Baldassi comunque ci ha confermato che il team di sviluppo è al lavoro sulla versione untethered, che sarà ovviamente indirizzata agli utilizzatori finali.

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Al momento Meta è in pieno sviluppo e la disponibilità a partire dall'estate del dev kit, che costerà 949 dollari, rappresenta un tassello importante, perché alla fine la vera differenza la farà l'ecosistema che l'azienda riuscirà eventualmente a sviluppare e sul quale è già al lavoro grazie a una serie di collaborazioni sia con importanti aziende che con gli stessi sviluppatori.

Quello che ho visto era imperfetto ma affascinante, soprattutto per le potenzialità intuite. Un assaggio di futuro che mette appetito.