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Abbiamo sconfitto la pirateria musicale ma le vendite non sono aumentate

In Norvegia hanno sconfitto la pirateria musicale ma questo non ha prodotto alcun beneficio economico per il settore. Se nel 2009 l'industria musicale fatturava localmente circa 75,94 milioni di dollari, nel 2014 non si è andati oltre i 77,1 milioni di dollari. In pratica considerando l'inflazione non è cambiato nulla, anzi forse andrebbe considerata una flessione.

L'IFPI (Federazione internazionale dell'Industria Fonografica) esalta i risultati di una recente indagine che conferma il crollo dell'uso di strumenti pirata. In Norvegia ormai solo il 4% degli under 30 sembrerebbe usare ancora piattaforme di file-sharing illegale; nel 2009 era il 70%. L'industria deve ringraziare probabilmente il giro di vite del governo che nel 2013 ha approvato una norma severa capace di agevolare i detentori dei diritti di copyright nel lavoro di "pulizia".

vichinghi

Un pirata non vale mezzo vichingo

In verità tutto è avvenuto senza la persecuzione degli utenti e senza neanche sfiorare più di tanto Pirate Bay. E allora cosa è successo esattamente? "Oggi noi offriamo servizi che sono migliori e più facili da usare rispetto alle piattaforme illegali", sostiene Marte Thorsby di IFPI Norway. "In questi cinque anni abbiamo virtualmente eliminato il file sharing illegale nell'industria musicale".

Forse hanno concorso più cose, non solo leggi più restrittive. Gli under 30 ad esempio considerano lo streaming come elemento primario per la fruizione musicale e la vendita dei supporti fisici è praticamente crollata. Nel 2009 la musica liquida pesava per il 15%, adesso vale l'86%. Insomma, questa transizione non sta rendendo molto o forse lo scenario passato era semplicemente molto remunerativo perché le alternative di intrattenimento erano inferiori.

L'unica certezza è che la morte della pirateria non genera automaticamente incrementi delle vendite legali. E chi lo dice adesso all'industria?