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Acquisti online: 14 giorni per cambiare idea e restituire

Acquisti online più sicuri dal prossimo 13 giugno, quando entrerà in vigore la normativa voluta dalla comunità europea per armonizzare l'e-commerce in tutta l'Unione. Dovrebbero goderne tanto i compratori quanto i venditori, o almeno questo è l'obiettivo.

Molti già comprano serenamente anche da negozi fuori dall'Italia, ma per diversi consumatori c'è un problema di fiducia da risolvere. La nuova norma va ad affrontare proprio questo punto, offrendo ai consumatori maggiori garanzie per qualsiasi acquisto che superi i 50 euro di spesa.

Avremo 14 giorni invece di 10 per restituire un prodotto "senza domande", ma non solo. Dopo aver comunicato l'intenzione di restituire scattano altri 14 giorni per rispedire il pacco al mittente. Dal momento in cui dichiariamo di aver spedito indietro l'oggetto, poi, il negoziante deve restituire il denaro entro 14 giorni. Quest'ultimo dettaglio mette i negozianti in difficoltà, perché potrebbero vedersi costretti a rimborsare un oggetto prima di averlo ricevuto come restituzione – suggerisce R. Liscia, presidente di Netcomm, a G. Petrucciani del Sole 24 Ore.

Inoltre il negoziante dovrà avvisare prima quanto ci costerà spedire indietro la merce, o in caso contrario farsi carico delle spese. Al venditore è richiesta la massima trasparenza sotto ogni punto di vista – l'idea è di ridurre al minimo il margine operativo dei truffatori.

Le novità insomma vanno tutte a favore dei compratori, perché li si vuole invogliare a spendere di più via Web – o a spendere di più e basta. D'altra parte il commercio elettronico è uno dei pochi settori che non ha smesso di crescere nemmeno in questi anni difficili, e non sorprende che le autorità europee cerchino di renderlo ancora più solido e diffuso. I clienti non fanno che aumentare, da 9 a 16 milioni solo in Italia nel giro di due anni per esempio, e i venditori si moltiplicano di pari passo. E l'Italia è tra i paesi peggiori in questo ambito.

Cambiano infine le regole anche per le vendite telefoniche e quelle per catalogo: in questi casi il venditore deve ottenere dal compratore una firma scritta dal compratore, una regola che secondo Liscia rischia di "far morire tutte le vendite a distanza". Per velocizzare l'operazione ci vorrebbe un bel passo avanti della firma digitale, ma da quel punto di vista siamo ancora in alto mare.