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AGCM, rimodulazioni “ingiustificate” per Vodafone e Fastweb

Vodafone e Fastweb sono finite nel mirino del Garante della Concorrenza e del Mercato per aver inserito clausole vessatorie nei rispettivi contratti di telefonia fissa e mobile.Nello specifico si parla di quella facoltà (legittima) che si arrogano in fase di rimodulazione tariffaria, ma che appare generica nelle motivazioni giustificative.

agcm"Nel caso dei moduli contrattuali in uso a partire da febbraio 2016, la clausola in questione ha omesso di indicare: che tutte le eventuali variazioni unilaterali delle condizioni contrattuali, incluse quelle economiche, potranno essere effettuate solo sulla base di 'un giustificato motivo' e che in caso di esercizio della facoltà di modifica unilaterale il professionista porterà a conoscenza del consumatore il motivo che giustifica la modifica, in modo opportuno e in tempo utile rispetto all'esercizio del diritto di recesso", si legge nella nota AGCM relativa a Vodafone.

Insomma, non si tratta di mettere in discussione il diritto del fornitore di variare i contratti, bensì il fatto che ogni variazione deve essere ampiamente giustificata. In sede di audizione pubblica Altroconsumo ha ricordato che il diritto di rimodulare è diventato un "escamotage con cui le aziende variano i prezzi e le condizioni contrattuali originarie sulla base di non meglio specificate esigenze che risulta difficile ricondurre alla dinamicità del mercato".

Lo stesso è valso per Fastweb, ma solo in relazione al passato, poiché dal 6 marzo è entrata in vigore una nuova contrattualistica che rispetta ogni norma e non contiene formule vessatorie..

Nello specifico si legge che le variazioni unilaterali delle condizioni contrattuali, incluse quelle economiche, potranno essere effettuate solo in presenza di un “giustificato motivo”, ed ha indicato esplicitamente modalità e forme attraverso cui, di volta in volta, la modifica verrà comunicata al consumatore.

Vodafone e Fastweb (per le clausole in uso fino al 5 marzo) potranno appellarsi al tribunale amministrativo, ma comunque il Garante ha deliberato che dovranno pubblicare sui rispettivi siti per 20 giorni l'estratto del provvedimento sulla vessatorietà delle loro clausole contrattuali.


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