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AGCOM: boom di linee in fibra (FTTC e FTTH), mentre il rame perde colpi

Il terzo bollettino AGCOM 2018 conferma il calo delle linee in rame a fronte dell'aumento di quelle in fibra (sia FTTC che FTTH) e il buon risultato del fixed wireless.

Gli accessi alla rete in rame calano, quelli in fibra aumentano. La tempistica di pubblicazione del terzo Osservatorio sulle Telecomunicazioni di AGCOM è perfetta: nel dibattito sulla creazione di un’unica rete nazionale non si può fare a meno infatti dei numeri.

Se a giugno 2014 gli accessi in rame erano il 95%, dopo quattro anni questi sono scesi al 65% (-6 milioni di linee). In sintesi i dati di giugno 2018 confermano 13,35 milioni di linee rame attive (-16,9% rispetto a giugno 2017), 5,29 milioni di linee FTTC attive (+77,9%), 690 mila linee FTTH (+47,9%) e 1,14 milioni di linee fixed wireless (+20,9%). Inoltre la buona notizia è che si è arrestato il progressivo calo di linee residenziali: su base annua è stato rilevato un +0,4% dovuto soprattutto all’aumento di FTTC e FTTH (di cui 200mila su rete Open Fiber).

Il progressivo abbandono dei servizi basati esclusivamente su rame sta contribuendo all’incremento delle prestazioni. “Le linee con velocità inferiore ai 10 Mbit/s sono passate da poco meno dell’80% delle linee broadband e ultrabroadband nel giugno 2014, al 28% nel giugno 2018, mentre un trend opposto hanno fatto registrare le linee con velocità pari o maggiore di 30 Mbit/s, il cui peso è salito dal 2 al 38%”, puntualizza AGCOM.

“Quelle con velocità superiore a 100 Mbit/s sono aumentate su base annua di oltre un milione. Il quadro competitivo complessivo vede Tim quale maggiore operatore con 44,7%, seguito da Vodafone, Fastweb e Wind Tre con quote comprese tra il 14 ed il 15% circa”.

In questo quadro positivo si inserisce il dibattito sulla potenziale rete unica, che dovrebbe concretizzarsi con la fusione delle infrastrutture TIM con Open Fiber. La stessa nomina del nuovo AD Luigi Gubitosi sembra andare in questa direzione, considerato che l’ex alto dirigente dell’azienda Amos Genish – allineato alla strategia dell’azionista di maggioranza Vivendi – vedeva positivamente la societarizzazione della rete ma non la cessione del suo controllo.

Il Governo si sta muovendo per una correzione del Codice delle Comunicazioni che possa fornire pieni poteri di intervento all’AGCOM, ma oltre all’emendamento specifico (relatore Emiliano Fenu, M5S) del Decreto Fiscale bisogna registrare anche il sub-emendamento a firma del capogruppo al Senato della Lega Massimiliano Romeo, che corregge ulteriormente il tiro. Come riporta oggi La Repubblica, in questo, si parla di basare gli incentivi solo su “investimenti per la realizzazione e manutenzione delle reti” di ultima generazione “in grado di garantire connessioni stabili e aumentabili almeno fino a 1 Gbps” e non sull’eventuale personale TIM coinvolto nell’operazione.

Come se non bastasse fra i tanti nodi rimangono quelli della valutazione della rete TIM (ultimo miglio o rete completa dalle centrali?) e anche la posizione di Open Fiber.

“Siamo per tutto ciò che consente di cablare il paese in modo veloce e a costi competitivi. Mentre siano contrari ad accrocchi e a soluzioni complicate. In definitiva, tenendo conto che Enel non uscirà mai da Open Fiber, non siamo nè contrari nè favorevoli, semplicemente non sappiano di cosa si sta parlando”, ha dichiarato ieri Francesco Starace, amministratore delegato del gruppo Enel – detentrice del 50% di Open Fiber.

Insomma, parziale apertura ma posizione fermissima sulle cifre in ballo. Open Fiber non verrà svenduta allo Stato.