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AGCOM sanziona TIM, Wind e Fastweb per 2,76 milioni di euro

L'AGCOM ha sanzionato TIM, Wind Tre e Fastweb per aver rispettato solo parzialmente il diritto di recesso dei clienti a seguito di variazioni contrattuali.

Tim, Wind e Fastweb sono state sanzionate dall’AGCOM per non aver rispettato ogni dettame legato al diritto di recesso. Ieri il Garante ha pubblicato tre delibere che indicano in complessivi 2,76 milioni di euro l’ammontare delle multe: 1,2 milioni per TIM e Wind, e 360mila per Fastweb.

Il tema è emerso in relazione alla transizione dalla fatturazione a 28 giorni a quella mensile e la variazione contrattuale che avrebbe dovuto consentire un recesso gratuito. Quindi nessuna penale e costi di disattivazione anche a fronte di canoni di noleggio di prodotti abbinati, come modem e decoder.

“Nei suddetti contratti è prevista la cessazione dei pagamenti dei canoni di noleggio degli apparati come conseguenza diretta del recesso dal contratto avente a oggetto la fornitura di servizi di comunicazione elettronica”, si legge nelle delibere. Inoltre gli operatori avrebbero dovuto consentire fin da subito la possibilità di recesso con le stesse modalità impiegate per l’attivazione: punti vendita, Web, telefono e PEC.

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Diverse segnalazioni da parte degli utenti TIM hanno confermato che da marzo 2018 in molti casi sono stati addebitati “importi collegati all’esercizio del diritto di recesso e imputati a titolo di costi di disattivazione, recesso anticipato o pagamento delle rate del modem fornito in vendita abbinata”. La stessa cosa è avvenuta a partire da aprile 2018 con Wind in relazione ai costi del modem. Fastweb, che ha goduto di una sanzione inferiore, “ha omesso di indicare, nelle condizioni generali di contratto riferite ai servizi forniti, alcuni canali utili all’esercizio del diritto di recesso e ha impedito ai clienti di poter recedere presso tutti i punti vendita, e non solo quelli monobrand “.

Le sanzioni sono scattate poiché gli operatori erano già stati diffidati dal procedere con tali comportamenti. Insomma, pagheranno 2,76 milioni di euro per “inottemperanza” delle precedenti delibere. E questo non può che aggiungersi anche alle altre sanzioni comminate proprio per la fatturazione a 28 giorni.