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Agenda Digitale, l’Europa indica il futuro con un dito

La Commmissione Europea ha pubblicato l’Agenda Digitale (pdf), un corposo documento dove si tracciano gli obiettivi da raggiungere per la modernizzazione del Vecchio Continente. Partendo dal presupposto che le tecnologie dell’informazione e della comunicazione (ICT) negli ultimi 15 anni hanno determinato metà dell’aumento della produttività, l’Agenda individua sette aree d’intervento, si legge sul comunicato stampa.

Un mercato unico per tutti gli europei.

Un mercato unico per i contenuti digitali che metta fine alla frammentazione e faciliti la circolazione di musica e film leciti. A causa della disomogeneità strutturale tra i paesi e della pirateria, in Europa il mercato digitale è quattro volte più piccolo di quello statunitense, nonostante il maggior numero di abitanti. Allo stesso tempo vanno riviste le norme sul diritto d’autore.

L’UE, dovrebbe essere un ingranaggio ben oliato.

Creazione di standard europei migliori e più completi, per sviluppare infrastrutture coerenti ed efficienti. Una struttura di norme chiara che sia un punto di riferimento generale. Gli standard si applicano a tutti i campi, dalla proprietà intellettuale alla realizzazione di hardware, fino all’interoperabilità dei sistemi.

C’è chi proprio non si fida.

Rendere i cittadini più fiduciosi verso le tecnologie, migliorando la risposta alla cybercriminalità e con norme più rigorose sul trattamento dei dati personali. In questo modo si possono stimolare gli abitanti UE ad usare più volentieri i servizi online.

Aumentare la diffusione della banda larga. Come avevamo anticipato (UE, non sarà più Far West digitale in Italia) l’Agenda propone all’Europa obiettivi ambiziosi. L’Agenda chiede una linea a 30 Mbps per tutti entro il 2020, e per almeno la metà di noi una da 100 Mbps. 

La modernizzazione delle infrastrutture include diversi punti, dalla diffusione capillare della fibra (FTTH) a quella di tecnologie senza fili per le aree isolate. L’Agenda non è particolarmente chiara su questo punto: si enfatizza l’importanza dell’obiettivo, la necessità dell’intervento pubblico e la rilevanza degli investimenti privati, che devono essere protetti. Si potrebbe parlare (se fossimo cattivi ma non lo siamo) del proverbiale piede in due scarpe.   

Aumentare gli investimenti in ricerca e sviluppo. Gli investimenti europei, al momento, sono circa la metà di quelli statunitensi. La crescita si dovrebbe ottenere combinando fondi pubblici e privati.

Tutti, ma proprio tutti, dovremmo godere delle novità.

Fornire ai cittadini le competenze necessarie per vivere nell’era digitale. In Europa il 30% circa dei cittadini non si è mai connesso a Internet, e un po’ di più non ha la preparazione minima per usare gli strumenti informatici. L’Agenda fa un’affermazione semplice: “tutti hanno il diritto di accedere alla conoscenza e alle competenze necessarie a far parte dell’era digitale”.

Usare le tecnologie per migliorare la vita di tutti. Informatica e tecnologie avanzate devono essere impiegate per ridurre il consumo energetico, o per facilitare le attività di anziani, malati e disabili. Tutti, entro il 2015, dovremmo poter accedere online alle cartelle cliniche.

I servizi al cittadino sono la priorità numero uno.

Buona parte di questa iniziativa si deve a Neelies Kroes, vicepresidente della Commissione e responsabile per l’agenda. Proprio la stessa che potrebbe lasciare l’incarico per candidarsi come primo ministro in Olanda (Rivoluzione digitale UE a rischio, Kroes lascerà?).

Il documento comunque resta, con tutte le buone intenzioni che contiene. Non è un programma di attuazione: l’Agenda Digitale non è vincolante per nessuno, ma è lecito pensare che nei prossimi anni i suoi contenuti saranno alla base di nuove norme e interventi nel settore.  

L’Europa, in conclusione, sta tracciando la strada verso il futuro del continente. Seconda stella a destra?