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Amazon risponde, e WikiLeaks adesso è scomparso

WikiLeaks è stato sfrattato da Amazon perché la sua attività online è  considerata potenzialmente pericolosa. Così si è giustificato il colosso statunitense di fronte alla stampa internazionale. ” Amazon Web Services (AWS) non pre-seleziona i clienti, ma ha termini di servizio che vanno rispettati“, si legge nel blog ufficiale. “Ad esempio, il nostro regolamento prescrive che tu sia responsabile di tutti i contenuti… e che l’uso di questi non violi la policy e non possa causare danno ad alcuna persona o entità“.

Amazon ha una policy severa

Ovviamente a questa giustificazione non crede nessuno, soprattutto considerando che il giorno prima dello sfratto la dirigenza ha ricevuto una telefonata (qualcuno parla di pressioni, Ndr) da parte dello U.S. Homeland Security and Governmental Affairs Committee.

Secondo Amazon inoltre “non è credibile che un volume straordinario di documenti classificati composto da 250mila unità pubblicato da WikiLeaks possa essere stato attentamente revisionato per non mettere a rischio persone innocenti”.

“Se Amazon è così a disagio con il Primo Emendamento dovrebbero uscire dal mercato della vendita dei libri“, ha stoccato WikiLeaks via Twitter.

Intanto continuano gli attacchi DDOS (Distributed Denial of Service) e per questo motivo EveryDNS.net di Dynamic Network Services ha deciso di “spegnere il dominio WikiLeaks.org. A rischio l’intera infrastruttura secondo i tecnici dell’azienda poiché si sta parlando di una potenza di fuoco pirata di 10 Gigabits al secondo.

Aggiornamento. Al momento si può accedere a WikiLeaks attraverso wikileaks.ch, un dominio fittizio che rimanda agli indirizzi IP 88.80.13.160 e 213.251.145.96.