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Amazon sfavorisce nuovamente i “vendor” (quelli di “Venduto e spedito da Amazon”)

Amazon, secondo CNBC, ha iniziato a bloccare le campagne sul suo sito legate ai prodotti che le generano meno profitto. Vendor in allarme.

Amazon USA pur di incrementare il profitto ha deciso di iniziare a bloccare sul sito le campagne pubblicitarie riguardanti i prodotti che generano poco margine. Si parla di tutti quei beni che vengono venduti a meno di 25 dollari e che sono poco convenienti quando si tratta di gestirli in magazzino, confezionarli e spedirli.

CNBC spiega che diversi “vendor” (venditori), o distributori con esclusiva, da qualche mese hanno iniziato a ricevere comunicazioni in tal senso. Amazon ne ha bloccato le campagne prodotto sul sito poiché non riesce a trarne un profitto adeguato e sostenibile. D’altra parte pare che la novità non stia colpendo i negozianti terzi (seller), a cui afferiscono più del 50% dei prodotti presenti nel sito.

È bene sottolineare in tal senso che per “vendor” si intende un’azienda che vende direttamente ad Amazon all’ingrosso e può godere poi del contrassegno sul prodotto “Venduto e spedito da Amazon”. Mentre un “seller” (o merchant) è un operatore autonomo e indipendente che deve riconoscere fino al 15% di commissione sul prezzo finale e i costi di gestione della logistica.

Photo credit - akulamatiau/depositphotos.com

Comprensibile quindi per quale motivo Amazon sfavorisca i primi rispetto ai secondi. Per altro una strategia confermata anche dalla recente scelta di negare a molti “vendor” il rinnovo dei contratti.

“Uno o più dei tuoi prodotti non ha più i requisiti per la pubblicità perché la vendita di questo prodotto su Amazon.com provoca attualmente una perdita ad Amazon”, si legge nella mail che stanno ricevendo alcuni venditori. La comunicazione prosegue sottolineando che l’unica via di uscita è “abbassare il costo del prodotto”. Insomma, o il partner si decide ad applicare uno sconto ad Amazon oppure può scordarsi le campagne pubblicitarie sul sito.

“Come tutti i rivenditori, Amazon decide quali prodotti commercializzare e promuovere nei suoi negozi in base a una serie di fattori, quali importanza, disponibilità, redditività e altri fattori”, ha dichiarato un portavoce dell’azienda a CNBC.

Un aspetto curioso della vicenda è che in Amazon i prodotti a bassa profittabilità sono stati ribattezzati CRaP che in slang vuol dire “cacca” e in linguaggio aziendale indica l’acronimo di “Can’t Realize a Profit”.

Ad ogni modo la questione è più delicata di quanto possa sembrare perché potrebbero esservi delle criticità in ambito antitrust. Se si dovesse stabilire che Amazon è in posizione dominante, la scelta di discriminare i prodotti sulla sua piattaforma pubblicitaria – che bisogna ricordare è chiusa alla concorrenza – potrebbe essere considerata un abuso.

E considerata la recente sanzione miliardaria comminata dall’Antitrust UE nei confronti di Google forse non c’è da scherzare.