e-Gov

Apple rincara i listini a causa dell’equo compenso

"iPhone 5S 16 GB: Francia 709 euro (copia privata 8 euro) Germania 699 euro (copia privata 36 euro) Italia ora 732 euro (copia privata 4 euro). Apple fa pagare copia privata solo ai suoi clienti italiani", ha scritto ieri in un tweet il Ministro Dario Franceschini. Ecco il primo effetto collaterale legato all'aumento dell'equo compenso (qui la tabella) e anche una secchiata d'acqua gelata per Ministro e Siae. Sostenevano che i rincari avrebbero colpito le aziende e non i consumatori finali. Pochi giorni fa la firma del decreto ed ecco arrivare puntuale il comunicato Apple con i nuovi listini adeguati alle rinnovate tariffe per la copia privata.

Franceschini diceva che il decreto non avrebbe comportato "alcun incremento automatico dei prezzi di vendita. Peraltro, com'è noto, in larga parte gli smartphone e tablet sono venduti a prezzo fisso". E infatti: iPhone 5s da 16 GB a 732,78 euro (+3,78 euro), iPhone 5S da 32 GB a 843,76 (+4,76 euro), MacBook Air a 933,03 euro (+4,03 euro), iPad Air 16 GB a 481,56 euro (2,56 euro), iMac 21,5'' da 1 TB a 1333,03 (+4,03), eccetera.

Dario Franceschini

Ovviamente la reazione è stata scomposta. I sindacati SIAE sono partiti all'arma bianca sottolineando come abbiano appreso "con sconcerto della provocatoria iniziativa della Apple Italia che da oggi, pubblicizzandola come tassa sul copyright, ha rincarato i prezzi dei propri dispositivi applicando un aumento esattamente pari alla rivalutazione della tariffa dovuta per Equo compenso, decisa dal Governo il 21 giugno scorso".

Un'azione "di pura mistificazione della realtà mirata a confondere i consumatori e a mantenere inalterati i propri ingenti profitti, spesso realizzati attraverso l'utilizzo di manodopera a basso costo".

Già, peccato che i rincari di Apple non coprono gli aumenti dell'equo compenso, se non parzialmente. Solo su iPhone e iPad le tariffe sono abbastanza allineate. Sui MacBook Air, MacBook Pro Retina e iMac l'azienda assorbe la maggioranza dell'aumento: chiede 4,03 euro in più ma paga a SIAE tra i 16,1 euro e i 32,2 euro a seconda della dimensione dell'hard disk scelto dal cliente.

Dopodiché il comportamento di Apple e di tutte le altre aziende sarà in linea con quanto si aspetta persino Bruxelles, che afferma chiaramente che l'equo compenso lo devono pagare i consumatori. Il versamento da parte delle aziende avviene solo per una questione di praticità.

Infine non possiamo dimenticare che i rincari desiderati da SIAE sono totalmente ingiustificati, come dimostra l'indagine di Quorum sul comportamento dei consumatori italiani. L'Equo compenso è anacronistico, e rischia di trasformarsi in un boomerang per l'economia italiana.