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Auto intelligenti nascoste tra noi, perché siamo dei troll

Quante volte abbiamo pensato che al volante la gente impazzisce? Quante volte abbiamo notato che non appena ci si mette alla guida scatta qualcosa che trasforma noi e gli altri? Lo ha notato anche Volvo, che ha dovuto inventarsi un sistema di mimetizzazione per evitare i troll stradali.

In concreto, l'azienda farà in modo che i test su strada delle auto a guida autonoma saranno del tutto invisibili agli altri guidatori. Ai loro occhi i veicoli saranno mezzi del tutto ordinari, e Volvo ha deciso così per assicurarsi un comportamento normale da parte degli automobilisti in carne e ossa. Lo ha rivelato Erik Coelingh, un tecnico di Volvo.

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"Da fuori non si capirà che è un'auto a guida autonoma. Da un punto di vista prettamente scientifico sarebbe interessante averne alcune chiaramente segnalate come autonome e altre che non lo siano, e vedere come le diverse reazioni delle persone", ha osservato Coelingh.  

Ma Volvo vuole invece proprio evitare queste reazioni. Un essere umano potrebbe cambiare il proprio stile di guida tanto per vedere che succede, o per il gusto di mettere in difficoltà il computer. Quest'ultimo deve senz'altro imparare a gestire i problemi, ma è soprattutto necessario testarlo in un contesto il più reale possibile.

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Ma forse non siamo pronti a comportarci con naturalezza se incrociamo un'auto che si guida da sola. Lo suggerisce un sondaggio internazionale della London School of Echonomics, secondo il quale la maggior parte dei guidatori sarebbe pronta a "bullizzare" questi moderni mezzi di trasporto e i loro occupanti. "Li vedrebbero come facili prede", scrive uno spietato Steve Connor sul Guardian, "perché seguirebbero le regole".

Volvo

Volvo ha preso il risultato molto seriamente e ha deciso di rendere anonime le auto che saranno testate a Londra dal 2018, salvo buon esito delle trattative con le autorità. Ai clienti Volvo sarà data un'auto a guida autonoma, a cui cedere il controllo su alcuni tratti di strada. Questo servirà a Volvo per capire come si comporta l'auto in condizioni reali.

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"La versa sfida è assicurarsi che un'auto possa gestire tutto ciò che si può verificare sulla strada, e questo include il comportamento umano", ha detto Coelingh. E non è una semplice affermazione di principio, ma un'analisi che punta a chiarire anche le responsabilità legali.

"Il principio è semplice. Se possiamo individuare la radice di un problema ed è esterna, allora (la terza persona) è responsabile. O se il guidatore ha modificato l'auto o abusato della tecnologia, allora sarà responsabile. Ma se c'è un bug nel software o un problema che causa un incidente, allora saremo responsabili noi".