Tom's Hardware Italia
Spazio e Scienze

Backup del cervello nel cloud? Ecco il materiale quantistico per un futuro alla Johnny Mnemonic

Un nuovo materiale con proprietà quantistiche potrebbe consentirci in futuro di salvare le nostre memorie, effettuando un backup del nostro cervello sul cloud.

Un nuovo materiale con proprietà quantistiche è stato messo a punto da alcuni ricercatori. In futuro potrebbe essere usato per tradurre i segnali elettrochimici del cervello in impulsi elettrici comprensibili per un computer, aiutandoci a effettuare il backup della nostra memoria sul cloud. Insomma i nostri ricordi e le nostre memorie potrebbero essere salvate da qualche parte, pronte per essere riviste alla stregua delle foto digitali che scattiamo tutti i giorni, magari contrabbandate come in Johnny Mnemonic (Il bellissimo racconto di William Gibson, non il brutto film degli anni Novanta) o spacciate come una nuova droga sintetica, in perfetto stile Strange Days.

La ricerca è solo all’inizio ma il nuovo materiale sviluppato da un team della Purdue University e descritto in un articolo pubblicato sulla rivista scientifica Nature Communications apre effettivamente a impieghi che prima erano esclusivamente appannaggio della fantascienza.

Computer keyboard with brain key - technology background

Al momento infatti il lattice nichelato è unicamente in grado di rilevare l’attività di alcuni neurotrasmettitori, ma in futuro, con l’avanzamento tecnologico, potrebbe essere utilizzato per salvare le nostre memorie, rilevare lo stato di salute ed eventuali malattie neurologiche, e molto altro ancora.

La chiave per rendere possibile la realizzazione di un’interfaccia tra elementi biologici e sintetici è un lattice di perovskite quantistica nichelata (SmNiO3), un materiale dalle enormi potenzialità, in grado di funzionare come interfaccia bio-elettrica grazie alla capacità di ossidazione degli enzimi in maniera spontanea, ossia senza necessità di fornire energia dall’esterno, traducendo così i segnali elettrochimici del cervello (in realtà per il momento solo quelli di un neurotrasmettitore in particolare, a dopamina) in impulsi elettrici.

La ricerca dovrà compiere ora tantissimi altri passi in avanti, dal trovare un modo per rilevare i tanti altri segnali elettrochimici prodotti dal nostro cervello a mettere a punto un “traduttore” in grado di interpretarli, ma gli scienziati appaiono ottimisti. ““Immaginate di inserire un dispositivo elettronico nel cervello”, ha commentato Shriram Ramanathan della Purdue University “in modo che, quando le naturali funzioni cerebrali comincino a deteriorarsi le persone possano ancora recuperare i propri ricordi da esso”. Un’immagine futuribile, ma da oggi non più così remota.

In Ghost In the Shell si ipotizza un futuro dove le persone hanno cervelli cibernetici e in cui “l’anima” o il ghost appunto di una persona può essere trasferito da un corpo all’altro.