Tom's Hardware Italia
Spazio e Scienze

Batterie più efficienti, il segreto è nascosto nel sangue

L'Università di Yale ha scoperto che l'eme, una molecola del sangue, potrebbe funzionare per migliorare l'efficienza delle batterie litio-ossigeno.

Presto le batterie litio-ossigeno, dalle enormi potenzialità ma dall'efficienza quasi nulla, potrebbero diventare realtà grazie a una scoperta dell'Università di Yale che ne aumenterebbe appunto la vita media. Il segreto è nascosto nel sangue animale, e precisamente nell'emoglobina, o meglio nella molecola eme.

Le batterie litio-ossigeno sono note sin dagli anni '70 e grazie alla loro capacità di contenere enormi quantità di energia sono sempre state considerate particolarmente promettenti. Con una batteria di questo tipo ad esempio, smartphone e altri dispositivi elettronici potrebbero restare in funzione per settimane tra una ricarica e l'altra, mentre le automobili elettriche potrebbero percorrere 5 volte più strada di quanto sia possibile con le batterie attuali.

YNews Plasma Battery v01

Purtroppo le batterie litio-ossigeno smettono praticamente di funzionare dopo pochissimi cicli di ricarica. Il problema è che durante il funzionamento si produce perossido di litio, un precipitato solido particolarmente stabile che non si decompone facilmente nei suoi elementi e tende ad accumularsi sulla membrana porosa che fa da elettrodo attraverso cui passa l'aria, ostacolando così il normale ciclo della batteria.

L'eme però potrebbe risolvere questo problema. Aggiunto all'elettrolita infatti potrebbe svolgere una funzione di catalizzatore dell'ossigeno, abbassando il livello di energia necessaria a decomporre il perossido di litio nei suoi due elementi di base, prolungando così la vita della batteria.

Ma da dove prenderemo l'eme? Non vi preoccupate, per ricaricare lo smartphone non ci sarà bisogno di una trasfusione o di trasformarsi in un vampiro per succhiare il sangue al primo malcapitato. Secondo il team di ricerca infatti si potrebbe sfruttare il sangue normalmente prodotto nell'industria alimentare, che attualmente rappresenta un prodotto di scarto.