Tecnologia

Bitcoin, è Craig Wright il vero inventore

Dunque dopo tanti anni il giallo sull’inventore delle bitcoin è stato finalmente risolto ed a svelarne l’identità con un colpo di teatro è stato l’inventore stesso, che non è il nipponico Satoshi Nakamoto ma l’imprenditore australiano ed esperto di sicurezza informatica Craig Wrigh.

L’inventore della moneta digitale si è infatti rivelato volontariamente a BBC, The Economist e GQ, esibendo a conferma delle sue affermazioni prove tecniche inoppugnabili: le chiavi di crittografia che fanno funzionare il sistema di pagamento, messaggi contrassegnati numericamente e legati ai primi lotti di bitcoin che solo chi ha creato la valuta e l’intero sistema poteva ovviamente possedere.

bitcoin craig wright

“Sono lotti utilizzati per inviare 10 bitcoin a Hal Finney nel gennaio 2009, quando avvenne la prima transazione", ha spiegato Wright nell'intervista. Finney è infatti l’esperto di crittografia digitale che aiutò Wright a mettere in pratica la sua idea, creando il protocollo su cui si basa la moneta.

Se non bastasse comunque ulteriori conferme sono giunte anche da alcuni importanti membri della comunità come manager e sviluppatori.

Anche Jon Matonis, economista tra i fondatori della Bitcoin Foundation, si dice convinto dell’identità. “Durante le sue dimostrazioni ho avuto modo di esaminare i dati su tre linee d'indagine distinte: crittografica, sociale e tecnica. È mia ferma convinzione che Craig Wright soddisfi le condizioni di tutte le tre categorie”.

Già nel 2015 comunque i colleghi di Wired e Gizmodo avevano indicato in Wright l’inventore della moneta, che però non aveva confermato né smentito. Era solo una copertura dunque Satoshi Nakamoto, il cittadino giapponese scoperto da Newsweek e il motivo è anche comprensibile: subito dopo aver rivelato la propria identità, Wright è stato subito visitato dalle autorità australiane interessate, secondo i media statunitensi, ad effettuare delle verifiche fiscali.

Wright in realtà sostiene di non aver mai rivelato prima la propria identità perché non voleva essere il volto pubblico di nulla e che ha deciso di farlo adesso proprio perché negli ultimi mesi appunto si era ritrovato reporter e curiosi continuamente tra i piedi.

Accettati già da migliaia di siti, da negozi fisici e persino in cambio di servizi come ad esempio il pagamento dei taxi, non sono però ancora visti di buon occhio da quanti si concentrano soprattutto sul rischio racchiuso nella loro volatilità.  

A differenza delle valute reali infatti i bitcoin non sono amministrati da una banca centrale ma sono invece generati da una rete di migliaia di computer in tutto il mondo e basati su un sistema open source. I pagamenti inoltre si svolgono in forma anonima e le transazioni dunque si prestano facilmente a traffici illegali.