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Calcio a rischio bufera: Antitrust a gamba tesa sui diritti TV

Il Garante della Concorrenza e del Mercato ha segnalato a Governo e Parlamento che bisogna cambiare le norme che regolano la ripartizione dei diritti televisivi del Calcio di Serie A. Bisognerebbe premiare i risultati e meno il blasone.

L'Italia ha un Garante della Concorrenza e del Mercato che (giustamente) vuole mettere becco nella ripartizione dei diritti televisivi del Calcio di Serie A. Dopo anni di silenzio l'AGCM, che gode da poco più di un anno della presidenza di Giovanni Pitruzzella, ha deciso di segnalare al Governo e al Parlamento l'esigenza di cambiare la specifica legge che fa la ricchezza del Calcio professionistico.

Appesi a un filo

La questione di fondo è che i 966 milioni di euro (Campionato 2012-2013) che hanno speso le emittenti televisive per la trasmissione delle partite dovrebbero essere assegnati alle squadre in base a parametri diversi rispetto agli attuali. Oggi decide tutto la Lega Nazionale Professionisti Serie A in base a più parametri che comunque favoriscono le solite note e non certo la competizione. Magari alcune non se le fila più nessuno e fanno solo da materasso, eppure prendono più soldi di altre. Oppure godono di favori economici ingiustificati a prescindere dai risultati. Nello specifico il calcolo si basa su una quota fissa e varie quote variabili.

Di tutta la cifra il 40% viene assegnato equamente fra le varie squadre. Dopodiché il 30% viene assegnato in base al bacino d'utenza (25% numero sostenitori, 5% rapporto popolazione). Infine il 30% è assegnato per risultati sportivi, valutando i risultati della stagione di Serie A in corso, degli ultimi 5 anni e quelli storici a partire dalla stagione calcistica 1946/1947. Il Calcio internazionale non conta nulla.

Ecco, secondo l'AGCM la ripartizione dovrebbe avvenire secondo puri meriti sportivi, e comunque ogni decisione dovrebbe essere presa da un soggetto imparziale poiché "l'associazione dei Club non ha la necessaria posizione di terzietà".

TV nel Calcio

In verità a essere pignoli l'uomo della strada potrebbe interrogarsi come possano essere compatibili lo stesso presidente e vice-presidente con tali attività. Considerato che Maurizio Beretta è attualmente responsabile Group Identity & Communications della Banca UniCredit e Adriano Galliani vice-presidente vicario e amministratore delegato del Milan. Ma questi sono dettagli strutturali del sistema paese.

Quel che conta per l'AGCM è favorire la competitività nel mercato calcistico. Quindi anche "il riferimento al bacino d’utenza dei club, previsto dalla normativa del 2008, non risulta direttamente riferibile al risultato sportivo, visto che il numero di spettatori cui può fare affidamento una società di calcio sfugge alla logica meritocratica". Insomma, l'ideale sarebbe quanto meno di limitarne l'incidenza rispetto a quella che premia i risultati.

"Per l'Autorità, i profitti di una società sportiva dipendono dalla competitività dei concorrenti: un evento sportivo ha infatti una maggiore attrattiva quando c’è equilibrio tecnico tra le squadre e quindi incertezza sul risultato", si legge nella nota ufficiale AGCM. "Pertanto, la remunerazione del merito sportivo agevolerebbe il conseguimento dell’equilibrio tra i partecipanti alle competizioni e stimolerebbe gli investimenti nello sport anche da parte di nuovi entranti".

L'attuale sistema, come ben sanno gli appassionati, non consente una corretta remunerazione in  tempi ragionevoli dei club minori magari meritevoli.