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California all’attacco di GMail

Con l’accusa di violare la privacy degli utenti di Internet, una senatrice della California ha proposto una legge per bloccare Gmail , il nuovo servizio e-mail gratuito di Google. Secondo la relatrice Liz Figueroa , senatrice democratica dello Stato della California, bisogna impedire alle società di analizzare la corrispondenza elettronica dei propri clienti e di proporre troppa pubblicità – anche se gli utenti hanno acconsentito esplicitamente in cambio di un gigabyte di spazio libero. “Non si può promuovere l’e-commerce dicendo alla gente che le loro e-mail più intime e private, spedite al dottore, agli amici, alla fidanzata e ai familiari, sono solo un altro strumento per il marketing”, dichiara Figueroa, che definisce la corrispondenza degli utenti di Gmail “un’ opportunità di marketing per Google “.

Inaspettatamente, Google ha incontrato forti critiche da parte di chi sostiene un maggior controllo governativo sulle pratiche commerciali delle società private . Privacy International ha registrato denunce di violazione della privacy in almeno 16 Paesi. Nel frattempo, un cartello di gruppi a difesa della privacy ha inviato una lettera a Google : a loro dire, la società “deve” abbandonare i piani per introdurre Gmail nella sua forma attuale. Alcuni gruppi meno favorevoli al controllo statale, tra cui la Electronic Frontier Foundation, non hanno però sottoscritto la lettera.

In base al disegno di legge di Figueroa , i provider di posta elettronica o instant messaging potrebbero analizzare i messaggi in uscita, ma non quelli in entrata . E’ prevista solo una stretta eccezione per filtrare spam e virus. Un portavoce di Google ha dichiarato che la società starebbe studiando la legge, ma non ha potuto dare risposte più precise.

La proposta di Figueroa però non si limiterebbe a bloccare il servizio Gmail, che peraltro non è ancora disponibile per il pubblico. Il disegno di legge infatti prevede che i provider di e-mail e IM non possano ” rivedere, esaminare o valutare in alcun modo il contenuto delle e-mail e degli instant messaging in entrata ” che provengono da sistemi esterni senza il permesso dei mittenti: un requisito quest’ultimo difficile da rispettare. In questo modo una società IT californiana non potrebbe più offrire un servizio di controllo parentale sulle e-mail, che per esempio scarti i messaggi a sfondo sessuale. Inoltre sarebbe proibito rivedere i testi dei messaggi in entrata per eliminare i link a siti di spam.

“E’ giusto leggere le e-mail delle persone se si cerca di combattere lo spam, ma non è giusto se si vuole mostrar loro della pubblicità”, commenta Sonia Arrison , direttrice della politica tecnologica del Pacific Research Institute di San Francisco. “Non è una questione di privacy. E’ una questione di odio per le imprese americane”. Lo staff di Figueroa ammette che la proposta di legge sta incontrando ostacoli ma prevede di risolverli durante i dibattiti parlamentari. Intanto per il 4 maggio è stata fissata un’udienza presso la Commissione Giustizia del Senato della California.