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Cardani di AGCOM: se TIM dovesse avere il controllo di una newco con Open Fiber sarebbe un passo indietro

Se l’incumbent (TIM, NdR.) dovesse controllare la nuova struttura non solo ci sarebbe un’inversione a U, ma un passo indietro“, ha dichiarato stamani, secondo Radiocor, il presidente uscente di AGCOM Angelo Cardani, a margine di un convegno nella sede della Rai, organizzato dell’autorità.

Una doccia gelata per le aspirazioni di TIM, che nel tempo è sembrata sempre essere propensa a mantenere il controllo su un’eventuale newco frutto dalla fusione con Open Fiber. A onor del vero, l’attuale AD Gubitosi si è ben veduto dal sostenere pubblicamente questa posizione, al contrario di coloro che l’hanno preceduto. Una dimostrazione forse di cautela e anche opportunità poiché le trattative con la controllata di Enel e Cassa, Depositi e Prestiti sono ancora in corso.

Gioca a favore di TIM però il fatto che il presidente Cardani è in scadenza di mandato (fine luglio) e per il sostituito più fonti stampa indicano grande incertezza. È chiaro comunque a tutti gli attori che l’operazione è complessa e “richiederà qualche tempo, per usare un british understatement, per essere definita”, come ha sottolineato Cardani.

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Sul fronte invece dell’analisi di mercato sui prezzi dell’accesso alla rete di TIM, il tema è stato affrontato ieri in sede di AGCOM e Cardani ha precisato che “ha passato il vaglio della Commissione UE con una serie di osservazioni migliorative che abbiamo inserito”.

Nello specifico l’AGCOM ha previsto meno vincoli regolatori per alcune aree competitive: a Milano totale deregolamentazione e in 30 città tariffe regolate per il rame ma libere su fibra a partire dal 2021, in relazione all’adozione. Sono stati ridotti i costi per la migrazione da rame e fibra e anche le penali. Ciò vuol dire che lo smantellamento delle vecchie centrali in rame sarà agevolato.