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Carte elettroniche, social network e strumenti di controllo: le paure dei manifestanti di Hong Kong

A Hong Kong i manifestanti usano i contanti anziché la famosa carta elettronica Octopus per pagare i biglietti della metro, per paura di essere tracciati alle manifestazioni. Intanto Telegram, lo strumento utilizzato per coordinare i manifestanti, ha subito un nuovo attacco DDoS.

Quando i sistemi di pagamento elettronici, i social network e i sistemi di controllo convergeranno definitivamente, la democrazia sarà a rischio? I manifestanti di Hong Kong – che protestano contro la legge sull’estradizione in Cina – se lo sono chiesto e la risposta dev’essere stata affermativa. Per la prima volta da molto tempo infatti ai tornelli della metropolitana si sono viste interminabili code di gente che ha preferito pagare in contanti, per paura che si potesse tracciarne la presenza alle manifestazioni tramite pagamenti elettronici. Nel frattempo Telegram, uno degli strumenti più utilizzati per coordinare i manifestanti, ha subito un nuovo attacco DDoS in Cina.

Dall’avvento dei bancomat nei primi anni Ottanta è stato o avrebbe dovuto essere chiaro a tutti che il mondo dei servizi elettronici e digitali avrebbe portato con sé, oltre agli ovvi vantaggi, anche il rischio del tracciamento totale e del controllo. L’argomento non è nuovo e ogni giorno leggiamo di proteste degli attivisti, ad esempio contro la vendita di tecnologie di riconoscimento facciale alla Polizia. Il problema come sempre non riguarda le nuove tecnologie in sé, ma il potenziale utilizzo che se ne può.

Ma soprattutto è una questione di massa critica: una tecnologia può diventare decisiva, nel bene o nel male, quando raggiunge una diffusione tale da poter essere considerata pervasiva. È il caso di Telegram e, appunto della carta Octopus. Quest’ultima è assai famosa a Hong Kong ed è sostanzialmente una smart card contactless riutilizzabile, che consente di effettuare pagamenti elettronici in sistemi online o offline di Hong Kong in tantissimi contesti diversi, da Starbucks alla metro.

Le paure sono giustificate? In Cina gli hacker (di governo?) hanno colpito Telegram a più riprese negli scorsi anni, curiosamente sempre in corrispondenza di momenti di crisi e tensione sociale e in generale sappiamo che sistemi totalitari hanno iniziato già da tempo a utilizzare vari tipi di tecnologie come strumenti di controllo di massa.

Basta avere le tecnologie adatte per incrociare i diversi database e ottenere così una quantità di informazioni dettagliate su ogni singolo cittadino, che è difficile anche solo da immaginare. Vivere in un sistema democratico è sicuramente una garanzia maggiore, ma gli scandali recenti come ad esempio quello Cambridge Analytica dimostrano che privati, agenzie e politici non sempre possono avere le migliori intenzioni.

Pagare un biglietto della metro in contanti probabilmente non è sufficiente e non rappresenta una soluzione a lungo termine, ma solo una rinnovata paura nei confronti della tecnologia e degli utilizzi che se ne possono fare. Per i cittadini dei sistemi democratici forse la vera risposta starebbe invece nella trasparenza sull’utilizzo che ne viene fatto, come garanzia contro eventuali abusi.

Nel nostro percorso storico siamo riusciti, affannosamente ma in modo abbastanza affidabile, a mettere a punto una serie di contrappesi istituzionali, che ci hanno garantito stabilità e oltre settant’anni di pace. Ora le nuove tecnologie rischiano di rivelarsi dirompenti nei confronti degli equilibri raggiunti, sarebbe quindi saggio avviare una vasta riflessione in merito e giungere alle soluzioni, prima che si manifestino i problemi.