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Cartello sull’hi-tech? Ispezioni Samsung, Philips e Saturn

C'è un cartello europeo nel mercato degli elettrodomestici e dell'elettronica di consumo? Se lo domanda l'Antitrust UE, che martedì 3 dicembre ha effettuato ispezioni in diversi paesi. Nello specifico presso le sedi di Samsung Electronics, Philips e Media-Saturn, come hanno confermato le stesse aziende coinvolte.   

La Commissione UE è intervenuta per ottenere documentazione di ogni tipo da "aziende attive nella produzione, distribuzione e vendita di prodotti di elettronica di consumo e piccoli elettrodomestici". La lista ufficiale non è stata divulgata, soprattutto perché bisogna ricordare che le ispezioni di questo tipo rappresentano una classica procedura preliminare per quando si presuppongono pratiche commerciali anticompetitive.

Cartello?

"Il fatto che la Commissione porti avanti queste ispezioni non vuol dire che le aziende siano colpevoli di comportamenti anticompetitivi, e non pregiudica neanche l'esito dell'indagine stessa", sottolinea la nota ufficiale UE.

La Commissione presume che si sia creato un cartello (Articolo 101 del TFEU) che influisce sulle vendite online. Alcune aziende avrebbero imposto delle restrizioni al commercio elettronico per mantenere i prezzi alti e rendere indisponibili alcuni prodotti su alcuni canali di vendita.

Secondo Andreas Mundt, responsabile antitrust della Germania, a Bruxelles si è a conoscenza da tempo di queste pratiche commerciali scorrette. Vi sarebbero segnalazioni nel Regno Unito e nella stessa Germania. Si tratta per lo più di restrizioni imposte dai produttori sui listini o sulla distribuzione.

La differenziazione dei prezzi tra dimensione online e offline è diffusissima, ma non è ancora chiaro se vi siano delle violazioni dei regolamenti.

"Stiamo ampiamente collaborando con la Commissione UE ma dato che si tratta di un caso in sviluppo, non possiamo commentare ulteriormente", ha dichiarato il portavoce di Philips. Lo stesso hanno risposto Media-Saturn e Samsung.

Tutta questa operazione è degna di interesse per i consumatori? Sì, perché se si dovesse dimostrare l'esistenza di un accordo che condiziona i prezzi di listino di alcuni prodotti vorrebbe dire che per anni abbiamo pagato a prezzi artificialmente gonfiati. La sanzione massima per queste violazioni è del 10% del fatturato: per alcuni colossi vorrebbe dire qualche miliardo di euro.

Ma come si è arrivati a questo punto? Diversi consumatori europei hanno scoperto che su alcuni mercati i prezzi di listino sono esageratamente diversi. E non è una questione di IVA bensì di forniture e accordi dei distributori con i venditori.

Un esempio? Ho recentemente acquistato una Smart TV su un noto venditore online tedesco (per lo più sconosciuto al grande pubblico) che ha filiali in numerosi paesi europei. Lo stesso televisore nel negozio della mia città costava circa 1.000 euro. Online, sul sito di una nota catena di elettronica, ne costava 849 mentre in un negozio della sua rete circa 900 euro. Alla fine l'ho acquistato nel primo e-shop a poco più di 650 euro, con spedizione inclusa e regolare garanzia.

Posso confermare con certezza che questo livello di competizione è prassi nel segmento TV, mentre in altri settori una rarità. Si deve forse a qualche pressione di troppo attuata dai produttori? Si deve forse al fatto che quando l'Antitrust UE ha scoperto il cartello dei pannelli LCD i produttori sono stati sanzionati a dovere?