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Chili: per lo streaming 8K con Samsung basta un abbonamento 100 Mega

Chili rilancia con una prima offerta di contenuti 8K, grazie alla collaborazione con Samsung. Rinnovata anche l'interfaccia grafica.

Chili, grazie alla partnership con Samsung, non solo si candida a diventare punto di riferimento italiano (e potenzialmente europeo) nella distribuzione streaming di contenuti 8K ma è convinta di poter sfruttare anche il successo di piattaforme come Netflix, Apple TV+ e in prospettiva Disney Plus.

Esattamente dal 10 ottobre gli utenti Chili, possessori di Smart TV 8K Samsung, possono godere del noleggio di diversi titoli ad altissima risoluzione. Si tratta per ora di documentari (a 3,99 euro) alcuni co-prodotti dalla stessa Chili per venire incontro alle esigenze di Samsung. Un assaggio insomma di quel che arriverà in futuro. Com’è risaputo nel 2020 durante le prossime Olimpiadi di Tokyo verrà sperimentata la ripresa e distribuzione 8K; inoltre non si esclude che le major possano rilasciare sul mercato qualche titolo entro la fine del prossimo anno.

“Siamo sempre stai attenti fin dall’inizio a rappresentare l’avanguardia, sperimentando nuove tecnologie. E negli ultimi anni con Samsung abbiamo trovato un partner tecnologico di peso per cercare di essere i primi sul mercato e poter dare ai nostri clienti la migliore qualità in termini di contenuti e streaming”, ha confermato Stefano Flamia, co-fondatore e CTO di Chili, a Tom’s Hardware.

Un’avanguardia che per ora è tutta italiana poiché, sebbene l’azienda milanese sia presente in diversi mercati europei (Regno Unito, Germania, Austria e Polonia), il nodo dei diritti legati ai contenuti ha bisogno ancora di essere sciolto. Sotto il profilo tecnico invece non vi sarebbe problema; l’app Chili, di default sulle Smart TV Samsung e presente su altri televisori, funziona adeguatamente da anni.

Stefano Flamia, co-fondatore e CTO di CHILI

La qualità 8K non è neanche un problema. “Il nostro servizio si basa su uno streaming adattivo che valuta la banda passante a disposizione del cliente. Per l’8K la richiesta media di bitrate è di 40 Mbps con punte di 60 Mbps. Quindi chi ha un abbonamento da 100 Mbps può stare tranquillo”, ha aggiunto Flamia. “Sfruttiamo poi il codec HEVC e applichiamo la cosiddetta ‘doppia passata’, ovvero si procede a codifica una volta e poi una seconda volta per ottenere il bitrate necessario. Abbiamo riscontrato solo un po’ di difficoltà per individuare un encoder adeguato, ma in tal senso abbiamo scoperto una società tedesca pioniera dell’8K. Infine anche l’audio, come avviene per i nostri contenuti 4K, offre il Dolby Digital Plus“.

Da ricordare che oggi il servizio 8K è completamente in streaming, ma se domani venisse abilitato il download gli utenti dovranno considerare oltre 100 GB per ogni singolo titolo. “Abbiamo utilizzato standard di mercato e anche Samsung è un’azienda che sullo streaming sposa questo concetto. Entrambi non impieghiamo tecnologie proprietarie”, ha aggiunto il dirigente, lasciando intendere anche che il servizio sarebbe tecnicamente compatibile con dispositivi di altri marchi.

L’avanguardia tecnologica priva di una soddisfacente usabilità però potrebbe inficiare tutto il lavoro svolto. Per questo motivo da diverso tempo l’impegno è massimo per migliorare l’interfaccia. L’ultimo aggiornamento ha portato più immediatezza.

“L’utente sulla nuova schermata principale di Chili entra in contatto immediatamente con una vetrina che mostra contenuti e dettagli. Abbiamo eliminato dei passaggi. Ora cliccando si entra in una dimensione più coinvolgente, con trailer in background, merchandising abbinato, contenuti correlati, informazioni, cast, etc”, ha sottolineato Flamia.

Un dettaglio importante riguarda l’approccio “olistico” dell’interfaccia, ovvero il rapporto relazionale dinamico fra i contenuti offerti – siano essi di stampo informativo, cinematografico o commerciale. In fondo un appassionato ad esempio di una saga come quella di Toy Story vuole sapere tutti i dettagli di un titolo (cast, trama etc.), accedere a trailer ed extra, acquistare una action figure o il Blu-ray, scoprire altri titoli correlati o affini, leggere magari una recensione (grazie al magazine digitale di cinema The Hot Corn), accedere a foto, etc. Un unico luogo insomma capace di soddisfare la propria passione.

“I contenuti correlati si basano su metadati riguardanti il genere, cast, anno e luogo di produzione. Cataloghiamo anche in base ai personaggi, i gadget abbinati e altri parametri. Siamo impegnati a sviluppare ulteriormente questo aspetto perché con un catalogo di oltre 10mila titoli, in continuo aumento, gusti personali e motore di ricerca sono fondamentali”, ha aggiunto Flamia.

E se si parla di servizi come Netflix, Apple TV+ o Disney Plus, questi non sono considerati concorrenti bensì un traino per il “video on demand”. Perché come ha sottolineato Chili, l’utente ideale è abbonato a piattaforme ad abbonamento e poi noleggia o acquista anche titoli singoli; magari novità oppure cult introvabili. Il motivo è di facile comprensione: tutte le novità che completano il loro ciclo al cinema, a distanza di 105 giorni sono poi disponibili su Chili. Dopodiché a distanza di circa 6 mesi (fino a un anno) fanno capolino nelle librerie delle piattaforme ad abbonamento SVOD (subscription video on demand). Ovviamente bisogna escludere dal computo quelle produzioni che sono curate direttamente dalle piattaforme. Si pensi ad esempio al recente “The Irishman” di Martin Scorsese, che Netflix ha deciso di concedere a poche selezionate sale dal 4 al 6 novembre per poi renderne disponibile lo streaming a partire dal 27 novembre.

“Siamo complementari a questi servizi, dato che le finestre di disponibilità dei contenuti sono diverse. E se consideriamo altre realtà concorrenti (Sky Primafila, NdR.) noi distribuiamo centinaia di novità cinematografiche all’anno”, ha ricordato il dirigente.

Infine c’è un nuovo progetto a cui Chili tiene molto: si chiama “Noi per il cinema“. Si tratta di un servizio dedicato alle produzioni indipendenti che desiderano disporre di un canale di distribuzione online per le loro serie o film.

“Nel caso in cui il Contenuto fosse di nostro interesse, il contratto di licenza che ti proporremo prevedrà un corrispettivo in tuo favore calcolato interamente come una quota dei ricavi generati dall’utilizzo del Contenuto da parte degli utenti della piattaforma (cd. full revenue share). Non saranno presi in esame cortometraggi e contenuti adulti”, spiega Chili sul sito ufficiale.