Sicurezza

Cina o distopia alla Black Mirror? Presto non ci sarà differenza

Il governo cinese continua nel suo sforzo volto a trasformare l’intero Paese in un episodio di Black Mirror, e pare che entro il 2021 tutti i residenti di Pechino avranno un punteggio “social” – assegnato anche in base alle attività online – che determinerà privilegi e limitazioni. Entro la fine del 2020 dovrebbe concludersi la fase sperimentale, che vede già coinvolti 22 milioni di persone.

Stando ai piani del governo le persone con un basso punteggio saranno ritenute indegne di fiducia e “non potranno muovere un passo”, come riporta un articolo di Bloomberg sul tema. Anche altre città cinesi stanno sviluppando lo stesso sistema, con l’idea di farne una realtà nazionale entro pochi anni.

Le punizioni per i cittadini con punteggi troppo bassi includono l’impossibilità di viaggiare in aereo o su treni veloci, iscrivere i propri figli a una certa scuola, accesso a Internet solo a bassa velocità. Le azioni premianti includono cose come la donazione di sangue o il volontariato, mentre quelle che costano punti sono violazioni del codice stradale o farsi pagare commissioni nascoste – ma anche pubblicare qualcosa che risulti sgradito alle autorità fa perdere punti. Anche essere associati a qualcuno con un basso punteggio fa abbassare il proprio. Il punteggio sociale, poi, si può usare anche pubblicamente – già lo fa almeno un sito di incontri, secondo Wikipedia.

Le autorità locali si affidano a diversi partner per monitorare i cittadini e tenere il punteggio di ogni persona, raccogliendo i dati da diversi enti pubblici e privati in tutti i settori, dal turismo alla salute pubblica. A facilitare le operazioni c’è la notevole “modernità” del sistema paese in Cina: qui le app e gli smartphone hanno un ruolo molto più centrale che in Europa, e non esistono strumenti a tutela della privacy comparabili al GDPR.

Tutti hanno radici digitali di cui non possono fare a meno, affondate nel terriccio costituito dal controllo governativo. È difficile agire, anche solo vivere, senza che un qualche amministratore sappia chi siete e cosa fate. Per le strade ci sono già centinaia di migliaia di videocamere con riconoscimento facciale, e gli strumenti per restare anonimi online scarseggiano (e non si sa se fidarsi di quelli esistenti).

Conoscendo così tante informazioni su ogni individuo, dunque, assegnare i punti risulta semplice. Si tratta solo di una questione tecnica: incrociare i database, aggiungere le informazioni raccolte dai provider e dai fornitori di servizio, creare poi un profilo per ogni cittadino e attivare un sistema automatico che tiene traccia dei punteggi.

Ufficialmente questo sistema dovrebbe aiutare la Cina a superare una cronica mancanza di fiducia commerciale – in altre parole, impedire che la gente continui a truffarsi o a vendersi cibo intossicato. Creare dunque un mercato autoregolamentato grazie ai Big Data.

Difficile non vederci un incubo distopico. Come definire, altrimenti, uno spazio dove il governo sa tutto e controlla tutto, e influenza direttamente la vita e le possibilità dei cittadini senza dover muovere un dito? Sono già milioni, pare, i voli rifiutati in virtù di questo sistema, le iscrizioni a scuola, i prestiti, l’uso di carte di credito o i colloqui di lavoro.

Con un po’ di ottimismo si potrebbe chiudere la questione affermando che accade solo in Cina, che in Europa non potrebbe mai succedere. In verità ci sono sperimentazioni in Regno Unito e Germania, per quanto al momento ancora molto lontane da quanto accade in Cina.

Se vi piace la fantascienza distopica vale la pena di leggere Altered Carbon. Sperando che non diventi saggistica.