e-Gov

Cyber bulli, ecco il primo verdetto

Megan Meier, di 13 anni, si era suicidata, due anni fa, dopo aver ricevuto messaggi crudeli tramite MySpace da parte di una donna adulta. Due giorni fa un verdetto su un tema legale del tutto nuovo.

La donna di 49 anni, Lori Drew, è stata ritenuta colpevole dalla giuria, ma il processo è ancora aperto. La signora Drew, adesso, rischia fino a vent'anni di carcere e una multa di 300.000 dollari. Il suo avvocato ha richiesto un nuovo processo.

Il verdetto, che non è definitivo, segna comunque un passo importante. È la prima volta, infatti, che la violazione degli accordi sull'uso di un sito diventano un caso legale vero e proprio. D'altra parte, e speriamo che non si ripeta, è anche la prima volta che si arriva a conseguenze così drammatiche.

Il messaggio agli internauti è chiaro: il bullismo virtuale è tanto grave quanto quello tradizionale, e deve essere gestito nella stessa maniera. Stare dietro ad un schermo, in altre parole, non può e non deve assicurare l'impunità, e non possiamo che essere d'accordo.

Il movente, poi, sarebbe da reparto psichiatrico: l'accusata avrebbe creato un falso sedicenne con l'unico scopo di torturare la vittima, rivale della figlia Sarah. L'ultima goccia sarebbe stato un messaggio che recitava "il mondo sarebbe un posto migliore senza di te". Poco dopo Megan si è impiccata nella sua stanza. Era l'ottobre del 2006.

Paradossalmente, si enfatizza più il fatto che la signora Drew abbia utilizzato MySpace violandone i termini, piuttosto che sulle sue azioni con Megan. Infatti le accuse si basano sul "Computer Fraud and Abuse Act" del 1986, di solito usato per i crimini informatici veri e propri.

D'altra parte la realtà dei social networks è nuova, ed è normale che il sistema legale non sia ancora aggiornato. Un sistema legale che, anche in Italia, si deve aggiornare velocemente, affinché casi del genere non si ripetano. Se questo caso è particolarmente drammatico, infatti, non è nuova la realtà del cyber bullismo, e degli effetti catastrofici che, purtroppo, può avere sui più piccoli.