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Spazio e Scienze

Dal DNA si potrà risalire al volto, svolta nelle indagini?

Un'azienda di ricerca dice di poter ricostruire l'immagine di un volto partendo dal DNA. Il mondo scientifico però è decisamente perplesso.

I computer del futuro, sfruttando un'intelligenza artificiale, saranno in grado di ricostruire l'immagine di un volto partendo dalle informazioni genetiche, il DNA.

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È questa la tecnologia che dice di aver messo a punto Human Longevity, società statunitense che sta assemblando il database genomico più grande al mondo. L'azienda, in cui milita anche il pioniere del settore Craig Venter, ha riportato le proprie scoperte in un paper su PNAS (Proceedings of the National Academy of Sciences).

Stando a quanto riportato, per allenare l'intelligenza artificiale il team ha prima sequenziato il genoma di 1061 persone di varia etnia ed età. Poi ha preso foto 3D ad alta definizione di ogni partecipante e dato il tutto in pasto a un algoritmo di machine learning che ha valutato da solo come le piccole differenze nel DNA (polimorfismi a singolo nucleotide, SNP) si relazionano con i tratti facciali – ad esempio l'altezza dello zigomo o la sporgenza della fronte. L'algoritmo è stato poi messo di fronte a genoma mai visto prima, ed è riuscito a generare immagini di volti simili a quelli di foto reali.

In apparenza una rivoluzione (pensate a un investigatore che deve risolvere un caso di omicidio in cui il colpevole non è immediatamente chiaro), ma vanno fatte delle precisazioni. Il team ha avuto successo nell'accoppiare otto immagini su dieci alle foto reali. Questo dato però è sceso a cinque su dieci quando i ricercatori hanno analizzato i partecipanti di solo una razza, considerando che la morfologia facciale cambia leggermente in base alla razza. Ecco il risultato – a sinistra i volti veri e a destra quelli prodotti dall'IA:

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Per quanto la scienza forense gradirebbe mettere le mani su uno strumento simile, se efficace, Human Longevity è più interessata alle implicazioni che le sue scoperte potrebbero avere sulla privacy in fatto di ricerca genomica, vale a dire che tecnologie come questa potrebbero essere usate per abbinare informazioni genetiche anonime alle foto pescate online.

La ricerca ha fatto subito partire il dibattito nella comunità scientifica, e alcuni hanno parlato di inganno. Una ragione è che i ricercatori di HL già sapevano età, sesso e razza dei partecipanti – informazioni che potrebbero essere state usate per ottenere un risultato simile senza usare foto generate dal computer.

"Non credo che questo documento sollevi questi rischi, perché non hanno dimostrato alcuna capacità di individuare la persona dal DNA", ha dichiarato Mark Shriver, antropologo presso la Pennsylvania State University a Nature.

Yaniv Erlich, biologo computazionale, ha bollato i risultati come "insignificanti. Ho raggiunto una simile precisione nella reidentificazione con 10 minuti di lavoro". Conoscendo sesso, età ed etnia, secondo Erlich, è possibile identificare un individuo su 10 nel database di HL nel 75% dei casi, senza conoscere nulla del DNA.

Shriver ed Erlich non sono dei semplici "criticoni", ma hanno un ruolo in questa vicenda, perché hanno rivisto il paper per Science. La rivista non l'ha pubblicato dopo il loro parere. Venter ha quindi presentato il documento a PNAS, che invece l'ha pubblicato. Venter, essendo membro dell'Accademia Nazionale delle Scienze americana, ha potuto però scegliere i tre revisori.

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Un'altra pesante critica è giunta da Jason Piper, biologo computazionale e tra gli autori del paper incriminato (!). Piper, che ora lavora per Apple a Singapore, ritiene che il documento pubblicato travisi le scoperte che lui e gli altri coautori hanno fatto.

Erlich, infine, si è detto preoccupato per il peso di Craig Venter nella vicenda, che potrebbe conferire ulteriore credibilità al documento in sede politica, scatenando così eccessivi timori sul tema della privacy del DNA. "Le nuove regole si basano su documenti come questo", ha affermato. "È importante, quando ci occupiamo dei rischi per la privacy, riportare i fatti correttamente".Human Longevity, per concludere, si è detta pronta a espandere la ricerca per migliorare lo studio e fugare i dubbi esistenti. Da una parte sarebbe bello vi riuscisse per l'utilità di un sistema come questo, ma dall'altra c'è un po' di timore per i potenziali problemi sul fronte della privacy.