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DeepL fa meglio di Google Translate? Provatelo, è gratuito

Dalla Germania arriva la sfida a Google Translate. Si chiama DeepL ed è un sito di traduzione gratuito che dovrebbe offrire una qualità elevatissima grazie a reti neurali e deep learning avanzatissimi.

Google Translate trema? È presto per dirlo ma sicuramente da oggi sulla scena c'è un nuovo, agguerritissimo competitor, DeepL. Il nuovo sito di traduzione istantanea di testi è stato inaugurato oggi (potete consultarlo a questo indirizzo) e si presenta con tutte le carte in regola per mettere in crisi la soluzione di Mountain View, candidandosi nientemeno che a miglior sistema di traduzione automatica del mondo.   

DeepL è stato sviluppato dall'omonima azienda teutonica, già nota per aver progettato Linguee, uno dei più apprezzati dizionari multilingue esistenti. È stato proprio il successo di quest'ultima soluzione a spingere l'azienda verso mete ancora più ambiziose, come la traduzione di interi testi.

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"Nel 2016 Linguee ha avuto 2 miliardi di visualizzazioni da parte di 300 milioni di utenti", ha infatti spiegato Alberta Rosa, responsabile del progetto per l'Italia. "Abbiamo investito una parte degli introiti degli annunci pubblicitari pubblicati sul sito di Linguee nello sviluppo del nostro traduttore". E i risultati, a quanto pare, sono stati premianti.

L'Intelligenza artificiale di DeepL infatti dovrebbe essere in grado di catturare anche le minime sfumature di significato, riproducendole nella traduzione. Il "miracolo" sarebbe dovuto a una rivoluzionaria rete neurale e all'impiego di un supercomputer con una capacità di 5,1 petaFLOPS (5 100 000 000 000 000 di operazioni al secondo), sufficienti a tradurre un milione di parole in meno di un secondo.

 

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DeepL

"Abbiamo ottenuto dei miglioramenti notevoli nell'architettura delle reti neurali" ha spiegato Gereon Frahling, fondatore e amministratore delegato. "Disponendo i neuroni e le loro connessioni in modo diverso, abbiamo permesso alle nostre reti di mappare il linguaggio naturale in modo più completo rispetto a qualsiasi altra rete neurale fino ad oggi".  

Il team della DeepL inoltre utilizza il supercomputer anche per addestrare la rete neurale tramite una vasta collezione di testi multilingue, tra cui oltre un miliardo di testi di alta qualità, tradotti da esseri umani, che consentono di ottenere risultati molto più accurati.

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Google Translate

Nel campo della traduzione automatica, lo standard di riferimento per valutare le prestazioni di un sistema è il punteggio BLEU (Bilingual evaluation understudy) che confronta i testi tradotti meccanicamente con quelli prodotti da un traduttore. DeepL Traduttore ha battuto il record nei punteggi BLEU, ottenendo un punteggio di 31,1 col set Inglese-tedesco, contro il 28,4% ottenuto da Google. Nei blind test inoltre, sempre secondo DeepL, gli utenti avrebbero preferito DeepL a Google Translate con un rapporto di 3 a 1.

Noi abbiamo provato a tradurre dall'Inglese all'Italiano una frase presa da questo articolo di Tom's Hardware, confrontandola con i risultati forniti da Google Translate e Bing Translate di Microsoft, ed effettivamente i risultati sembrano molto buoni. Benché le tre traduzioni siano infatti generalmente simili e assolutamente intelligibili, quella di DeepL sembra più naturale, e in grado di catturare alcune sfumature. Alle sue spalle ci sembra di poter collocare Bing Translate, mentre Google, a causa dell'uso di un termine poco comprensibile, che rende l'intera frase centrale meno comprensibile, si posiziona solo al terzo posto, ma ovviamente la nostra piccola prova va presa cum grano salis e non come benchmark oggettivo delle capacità dei tre traduttori automatici.

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Bing Translate

Le ambizioni di DeepL comunque, a quanto pare, non si limitano alla traduzione, come ha spiegato il fondatore Gereon Frahling. "Le nostre reti neurali hanno sviluppato un livello di comprensione del testo che apre a nuove, emozionanti possibilità".  L'intento dell'azienda tedesca infatti è di rendere distribuibili in un prossimo futuro un'interfaccia di programmazione che dovrebbe consentire ad altre aziende di sviluppare nuovi prodotti a pagamento basati sulla propria tecnologia.


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