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Digitale terrestre, con il DVBT-2 gli editori avranno metà frequenze

La transizione al DVBT-2, che si completerà entro il 2022, prevede il dimezzamento dei multiplex per i broadcaster ma è prevista un'asta per il 2020.

Il 2020 sarà un anno di svolta per il digitale terrestre poiché scatterà il conto alla rovescia per lo spegnimento della tecnologia DVBT – oggi impiegata dalla maggior parte dei broadcaster. La transizione al DVBT-2 consentirà un incremento delle prestazioni, con effetti benefici sulla qualità del servizio, e anche di migliorare l’efficienza dell’impiego dello spettro radio. L’unica nota negativa è che molti italiani entro il 2022 saranno costretti a cambiare televisore o acquistare un nuovo decoder.

Il primo passo di avvicinamento si compirà con la re-distribuzione delle frequenze. Il DVBT-2 consente di proporre uno stesso numero di canali impiegando meno frequenze grazie a un migliorato indice di compressione (MPEG4 e poi HEVC). La maggior parte dei broadcaster è quindi destinato ad avere metà frequenze rispetto a oggi, anche perché una parte (banda 700 Mhz) verrà impiegata per i servizi di connettività wireless del mercato TLC, fra cui la 5G.

Con il DVTB-2 i cinque multiplex che hanno ad esempio Rai, Mediaset e Persidera diventeranno due e mezzo, secondo la nuova mappa che il MISE sta mettendo a punto in queste ore. La Repubblica anticipa che Europa Way di Francesco Di Stefano e Premiata Ditta Borghini e Stocchetti (ReteCapri) “ne avranno soltanto mezza a testa”, mentre WindTre (attraverso la controllata Elettronica Industriale) e Prima Tv di Tarak Ben Ammar ne avranno uno attraverso un consorzio.

Il problema del “mezzo asset” però sarà affrontato il prossimo anno con una nuova asta frequenze indetta dal MISE con regolamento AGCOM. Verranno offerti quattro “multiplex dimezzati” che consentiranno agli editori di risolvere i problemi interni o di attivare consorzi. Insomma, qualcuno riuscirà a fare da solo, altri dovranno coabitare. RAI in ogni caso dovrebbe essere nelle condizioni di far passare tutti i suoi canali in HD e disporre di almeno uno in 4K – oggi sperimentale sul satellite.

Le cifre al riguardo non circolano ancora, ma il quotidiano cita come esempio l’ultimo acquisto effettuato da Urbano Cairo nel 2014 quando per una rete (Mux Cairo 2 – La7) sborsò 31,6 milioni di euro. Per una “mezza” si potrebbe ipotizzare circa 15 milioni di euro.