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DVB T2: il nuovo digitale terrestre che è meglio rimandare

Adiconsum ha chiesto ad AGCOM di rimandare l'obbligo del supporto DVB T2 per tutti i nuovi decoder venduti dal 2015. Meglio stabilire prima tutte le codifiche supportate.

L'incubo del digitale terrestre non è finito, perché adesso c'è la spada di Damocle del DVB T2 che incombe su tutti noi. Il "nuovo" standard, che promette migliori prestazioni su tutti i fronti, dovrebbe essere supportato dai decoder venduti dal gennaio 2015 – come previsto dall'AGCOM. Il problema è che si rischia un altro caos perché non sono state stabilite le codifiche che dovrebbero essere incluse.

Al solito siamo di fronte a un argomento complesso che richiede una pacata analisi dei fatti. Prima di tutto lo standard DVB T2 è una buona cosa, perché "garantisce, a parità di canali, l'uso di meno frequenze (da destinare ad Internet ultra veloce) e la qualità HD su tutti i programmi e anche il 4K (ultra HD)", come ricorda l'associazione Adiconsum.

Digitale Terrestre

In pratica a parità di risorse la qualità video e di trasmissione, la gestione delle potenze di picco irradiate e persino il bitrate (+30%) migliorano. Qualcuno sostiene che è talmente superiore al classico digitale terrestre che avremmo dovuto sposare subito questo standard, ma ormai è tardi e tanto vale fare le cose per bene al prossimo giro. L'appuntamento è con il 2015, ma il problema è che la codifica DVB T2 è declinata in tanti profili e livelli. Come se qualcuno ordinasse un piatto di pasta in Italia, dimenticando le migliaia di combinazioni possibili.

"Alla luce degli elevati costi sostenuti dalle famiglie per il passaggio alla televisione digitale, non ha senso l'obbligo di far montare un decoder con una tecnologia che potrebbe non far vedere i programmi, obbligando poi all'acquisto di un decoder esterno", spiega Pietro Giordano, Presidente nazionale di Adiconsum.

"Inoltre, nessuna televisione italiana gratuita (Europa 7 è pay, NdR), compreso il servizio pubblico, trasmette in tale modalità e nessuna sperimentazione, visibile ai consumatori è in atto. È, allora, necessario stabilire per legge una data che obblighi le emittenti televisive ad iniziare la trasmissione in DVB T2 con una specifica codifica, seguita poi dall'obbligo di vendere apparati con decoder DVB T2 specificando la codifica utilizzata dalle emittenti".

La nota associazione dei consumatori ha presentato al tavolo tecnico dell'Autorità per le garanzie nelle comunicazioni di rimandare ogni obbligo almeno fino a quando non sarà chiara anche la programmazione dell'evoluzione tecnologia della televisione italiana. Si parla quindi di "tecnologie, codifiche e tempi di attuazione" e stabilire "tempi di sperimentazione e di trasmissione regolare".

Il DVB T2 si affida a una codifica MPEG-4, ma questa vanta ben 27 sotto-standard che possono essere (o meno) supportati singolarmente. Per altro gli addetti ai lavori sostengono che senza il nuovo codec HEVC (H.265) il digitale terrestre di seconda generazione perde praticamente molti dei vantaggi rilevati sulla carta.

Vogliamo forse invadere il mercato con decoder che funzionano per una cosa invece che un'altra, e poi obbligare i consumatori a stare dietro a firmware e quant'altro?

Decidendo una tabella di marcia indicativa "si garantirebbero acquisti corretti da parte dei consumatori e una corretta produzione degli apparati, stabilendone investimenti e quantità necessarie a soddisfare il mercato italiano".