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Edward Snowden allertatore civico? La Crusca non ce la farà

L'Accademia della Crusca propone un neologismo da usare al posto dell'inglese whistleblower, per indicare persone come Edward Snowden o Chelsey Manning. Un termine che potrebbe piacere ai puristi della lingua ma che difficilmente farà presa sui mass media e su tutti noi.

Funzionerà? Il nuovo termine prenderà il posto della parola in inglese nella lingua dei mass media? Probabilmente no, così come non è accaduto con altri suggerimenti (ma non tutti) proposti in passato dall'Accademia della Crusca.

Non è certo colpa dell'Accademia, che anzi andrebbe premiata per il notevole sforzo fatto nel cercare una traduzione che possa aiutare a mantenere l'italiano una lingua al passo con i tempi. Il fatto è che questo tipo di istituzione non ha alcun potere normativo; a tal proposito è da ricordare che la grammatica stessa è descrittiva, a differenza di quello che cercano di inculcarci alle elementari. Certo, alcuni di noi tengono in alta considerazione il loro parere, ma di solito è una fedeltà che dura fino a che gli accademici non dicono qualcosa che non ci piace.

Edward Snowden
Vedi alla voce: allertatore civico

Ma allora chi ha il potere di decidere come dobbiamo scrivere o parlare? Beh, la cosa bella di una lingua è la sua assoluta democrazia. La fanno i parlanti, cioè le persone; siamo noi a fare la lingua, anche se poi le scienze cognitive ci informano su come le forme linguistiche in uso di fatto costruiscano il nostro modo di pensare – in effetti qui esiste una circolarità piuttosto affascinante.

Quindi no, non diremo che Edward Snowden è un allertatore civico. Ma perché noi italiani non accettiamo di buon grado i neologismi? Eppure la nostra lingua è incredibilmente permeabile ai termini stranieri in ogni settore, tanto che spesso ci viene da ridere quando scopriamo che i computer hanno el ratón (topo) sulla scrivania, o che i francesi non si spediscono file ma fichiers. Com'è che allo stesso tempo sembra impermeabile ai neologismi nazionali?

Personalmente vedo in allertatore una parola con una connotazione negativa; mi fa pensare a qualcuno che genera allerta, e questo mi rimanda al reato di procurato allarme. Ecco, nel caso di Snowden, di Manning, o di tanti altri non si può negare che abbiano procurato un allarme, ma ci sono milioni di persone che li chiamano eroi.

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Da aggiornare con whistleblower

Tanti altri italiani invece semplicemente soffrono di fronte a ogni nuova parola in italiano; ricorderete la faccenda di petaloso, termine formalmente legittimo che ha provocato infarti e mal di stomaco a un sacco di gente. E tanti altri invece semplicemente ritengono che l'inglese sia in qualche modo più efficace, o a volte che non esista la traduzione esatta di un termine – l'ho scritto anche io di recente a proposito di accountability. Tutte opinioni discutibili: la discussione costruisce il discorso, e questo costruisce la lingua con meccanismi che ignorano la volontà del singolo.

E poi ci sono gli ignoranti, inutile negarlo. Quelli che se gli dici sindaca (corretto e legittimo) ti rispondono che allora si può dire "autisto", e nemmeno si rendono conto di quanto sia idiota tale affermazione. Sono forse i webeti, per tirare fuori un altro neologismo recente (reso famoso da Enrico Mentana), o la massa di imbecilli di cui ci parlava il compianto Umberto Eco.

Il discorso è sicuramente complesso, ma il punto è che la nostra lingua è … nostra. Siamo noi a decidere, come popolo, come si evolve, come cambia, quali parole hanno successo e quali saranno dimenticate. Non è un difetto né un pregio, è come funzionano le cose. Fa bene l'Accademia a ricordarci che potremmo usarla anche per sostituire parole in altre lingue che ci piacciono tanto, e fa bene Treccani a ricordarci che le parole valgono, che non è tutto carino (vedi video).

Ma alla fine bisogna adeguarsi, sempre. Quando ho cominciato a scrivere per Tom's Hardware avrei tanto voluto scrivere consolle, con due elle, perché Xbox e PlayStation prendono il loro nome da un tipo di mobile francese, ormai dimenticato. Ma il mondo è andato da un'altra parte e io cestinato quella elle in più.

A meno che tornino in voga quelle leggi che avevamo una volta e che miravano proprio a proteggere l'integrità della lingua – quelle che per qualche meccanismo contorto trasformarono Superman in Nembo Kid. Suppongo che nemmeno il più creativo dei governi potrebbe prendere in considerazione una cosa simile nel 21esimo secolo. Potremo però ritrovare allertatore civico nella legge 1751, ancora da approvare, e di conseguenza nel linguaggio legale – volgarmente noto come legalese.

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Non ci si può far nulla, non è il caso di partire lancia in resta contro i mulini a vento (a proposito di punti di riferimento linguistici). Lo sanno bene gli accademici, che finiranno per registrare whistleblower nei vocabolari italiani così com'è successo con mouse o cliccare. Quando succederà qualcuno si sentirà in dovere di allertarci contro l'ennesimo stupro alla nostra bella lingua, e quello magari potremmo chiamarlo allertatore linguistico, da proporre come alternativa al grammar nazi.