Spazio e Scienze

Elettrodi nel cervello, per scrivere e per diventare cyborg

Oggi tutto è a controllo vocale, dal telefono all'automobile, senza trascurare ovviamente lo smartphone. Ma presto non avremo più bisogno di parlare con i computer, perché sono molte le ricerche che puntano a una vera e propria interfaccia cervello-macchina (BCI, Brain Computer Interface).

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Ricerche che a oggi servono soprattutto a compensare la disabilità, e che di recente hanno raggiunto un nuovo record. Tre pazienti sono infatti riusciti a scrivere con una velocità sufficiente per comunicare. La velocità raggiunta è grossomodo la metà di quanto riesce a fare una persona sana con un telefono, ha dichiarato Jamie Henderson della Stanford University, uno dei ricercatori coinvolti.

Uno dei pazienti è arrivato a digitare otto parole al minuto. Che può sembrare poco se confrontato a chi scrive abitualmente con una tastiera, ma è un risultato strabiliante in queste condizioni. Ancora più notevole, forse, è il fatto che questo esperimento ha portato a velocità fino a quattro volte maggiori rispetto ai test precedenti. In termini assoluti, un paziente è arrivato a 3,7 bps, mentre gli altri due a 2,2 e 1,4 rispettivamente (con diverse condizioni cliniche). L'effettiva velocità inoltre è destinata ad aumentare tramite l'uso di un vocabolario predittivo – come quello che abbiamo sullo smartphone – escluso da questo esperimento per poter valutare il funzionamento del sistema.

Il sistema conta su uno o due elettrodi "intracorticali", a contatto con la superficie del cervello. Ognuno contiene 96 microelettrodi che penetrano nella corteccia per 1-1,5 millimetri. I segnali elettrici raccolti dagli elettrodi raggiungono poi un computer, dove un algoritmo li traduce in movimenti del cursore. Il paziente può muoverlo per selezionare la lettera che vuole digitare e fare click.

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È dunque necessario un intervento chirurgico abbastanza invasivo, e il paziente ha cavi che gli escono dalla testa, il che è scomodo e pericoloso. In futuro però i cavi saranno senz'altro eliminati; ne è convinto un altro ricercatore, Chethan Pandarinath, secondo cui nell'arco di 5-10 questo tipo di impianto sarà wireless, tanto per la trasmissione dei dati quanto per l'alimentazione o la ricarica. Dopo l'intervento, dunque, l'aspetto del paziente sarà normale.

Una svolta che potrebbe avere eco anche fuori dal settore medico. Con impianti meno invasivi e completamente wireless, infatti, non è difficile immaginare come molti di noi potrebbero volere controllare macchinari e dispositivi solo con la mente. Che si tratti di scrivere su Whatsapp o redigere articoli come questo, in molti i contesti il controllo mentale sarebbe il benvenuto. Alla lunga è più che probabile che parte della popolazione deciderà volontariamente di diventare un cyborg.

Già oggi dopotutto c'è chi si impianta chip NFC sottopelle, ma è poco più di un gioco. Tra un decennio però le cose saranno parecchio diverse: ci saranno molti pionieri, pronti persino a testare soluzioni fai da te. Qualcuno si farà male – succede sempre – ma qualcun altro avrà successo e mostrerà con orgoglio al mondo il controllo mentale dell'Uomo sulla Macchina.

E poi arriveranno le opzioni commerciali, carissime all'inizio e via via sempre più economiche. Senza dimenticare che anche il resto del nostro corpo è e sarà oggetto di una rivoluzione tecnologica. Oggi si parla di protesi, anch'esse a controllo mentale, installate per far fronte a una carenza. Ma qualcuno già oggi vorrebbe un braccio più forte, un occhio più potente o chissà che altro. Sta a vedere che aveva ragione Miguel Nicolesi, quando nel 2013 affermava che alla lunga non dovremo preoccuparci dell'Intelligenza Artificiale o di macchine in rivolta, perché il destino dell'umanità è diventare tutti come i Borg.