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Spazio e Scienze

EmDrive, la propulsione elettromagnetica è impossibile?

I sogni della NASA e dei molti che credevano nella capacità del motore a propulsione elettromagnetica di portare l'uomo su Marte in 70 giorni si sono infranti contro l'ultimo studio condotto all'Istituto di Ingegneria Spaziale di Dresda, in Germania. Parliamo dell'EmDrive, la dibattuta unità elettromagnetica che fu proposta 15 anni fa dall'ingegnere britannico Roger Shawyer: […]

I sogni della NASA e dei molti che credevano nella capacità del motore a propulsione elettromagnetica di portare l'uomo su Marte in 70 giorni si sono infranti contro l'ultimo studio condotto all'Istituto di Ingegneria Spaziale di Dresda, in Germania. Parliamo dell'EmDrive, la dibattuta unità elettromagnetica che fu proposta 15 anni fa dall'ingegnere britannico Roger Shawyer: prima accolto con grande scetticismo, poi rivalutato da uno studio cinese e di recente dai test condotti presso gli Eagleworks Laboratories della NASA.

Nel 2015, pur con tutta la prudenza del caso, gli scienziati avevano comunicato che durante i test l'EmDrive aveva svolto con successo l'azione di propulsione in condizioni di vuoto, tesi riconfermata nel 2016 nel documento riepilogativo, in cui si citavano dati secondo cui l'EmDrive sarebbe stato in grado di generare una spinta nel vuoto con un rapporto di potenza di 1,2 ± 0,1 millinewton per kilowatt.

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Come avevamo sottolineato non era una sentenza definitiva, ma solo un altro tassello in una ricerca che da anni divide il mondo scientifico e che nelle molteplici valutazioni registra alti e bassi degni delle celebri montagne russe.

Ora assistiamo a un'altra ricerca, questa volta tedesca, che porta a conclusioni opposte: il motore a propulsione elettromagnetica non produrrebbe alcuna spinta. Analogamente ai ricercatori statunitensi, quelli tedeschi hanno costruito un EmDrive e l'hanno testato in una camera a vuoto. La conclusione circa il funzionamento però è opposta. "Ma come?" vi chiederete. Secondo Martin Tajmar e colleghi, nei test precedenti potrebbero essere stati erroneamente rilevati falsi segnali di spinta dovuti a una qualche interazione elettromagnetica fra i cavi di alimentazione e il campo magnetico terrestre. Un punto che senza dubbio sarà oggetto di verifiche e controverifiche del caso. Serve puntare il dito contro chi ha svolto i test? No, anzi, gli esiti dei test vengono sempre sottoposti al vaglio della comunità scientifica proprio perché vengano evidenziati eventuali aspetti da verificare, e la loro eventuale presenza comporta un passo in avanti, non indietro.

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Tutto è continuamente in discussione, a partire dallo stesso Modello Standard della Fisica da cui oggi si parte per spiegare tutto quello che accade nel Cosmo. È una mancanza di certezze che a molti non piace, ma che è fondamentale per il progresso, perché come spiegava Richard Feynman ne Il senso delle cose (che caldeggiamo di leggere), "c'è voluta una lotta di secoli per conquistarci il diritto al dubbio, all'incertezza […] Come scienziato sento la responsabilità di proclamare il valore di questa libertà, e di insegnare che il dubbio non deve essere temuto, ma accolto volentieri in quanto possibilità di nuove potenzialità per gli esseri umani".  

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Non dimenticate che analogamente alla relazione degli Eagleworks Laboratories, anche questa ennesima conclusione non mette la parola fine alle ricerche. Sicuramente verranno portati avanti altri studi, e forse assisteremo ancora in futuro a un'altalena di conclusioni positive e negative. Quello che conta è non farsi prendere né dall'entusiasmo né dal pessimismo.


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