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Ex membro del Comitato etico IA di Google: considerate BigG una potenza mondiale

Joanna Bryson, che faceva parte del comitato etico sull'IA di Google, ha dichiarato che ormai bisognerebbe trattare l'azienda come una potenza mondiale.

Un ex membro del comitato etico di Google sull’intelligenza artificiale ieri ha ammesso che il potere dell’azienda è talmente grande che dovrebbe essere considerata una potenza mondiale.  Joanna Bryson, professoressa associata di informatica presso l’University of Bath nel suo intervento durante la conferenza CognitionX di Londra ha raccontato della sua breve esperienza nel comitato.

Com’è risaputo l’ATEAC (Advanced Technology External Advisory Council), che avrebbe dovuto “riflettere su alcune delle sfide più complesse legate all’intelligenza artificiale, tra cui il riconoscimento facciale e il bilanciamento del machine learning, al fine di evitare il diffondersi e radicarsi di stereotipi culturali, che in maniera anche involontaria potrebbero passare dagli uomini alle macchine” è stato creato e sciolto in una settimana nella primavera del 2018.

Ai tempi il banco saltò a causa dell’inserimento nel gruppo di Kay Coles James, presidente della Heritage Foundation, figura nota negli Stati Uniti per essere conservatrice, anti-LGBTQ, contrario all’estensione dei diritti agli individui transgender e scettico sui cambiamenti climatici. Diversi membri contestarono la sua presenza, anche se vi era il sospetto che Google l’avesse scelto proprio per placare i legislatori repubblicani.

“È diventato evidente che nell’ambiente attuale, ATEAC non può funzionare come volevamo”, disse un portavoce di Google. “Quindi stiamo terminando il consiglio e tornando al tavolo delle idee. Continueremo a essere responsabili nel nostro lavoro sugli importanti problemi sollevati dall’intelligenza artificiale, e troveremo strade diverse per avere opinioni esterne su queste tematiche”.

Immagine: depositphotos

Bryson ha sostenuto, come riporta Business Insider, che la chiusura di ATEAC ha dimostrato come sia delicato il tema sotto il profilo politico. E come l’eventuale regolamentazione del settore dell’intelligenza artificiale si scontri con il peso che ha Google.

“Vale la pena impegnarsi con Google perché è una potenza mondiale, ed è perché è una potenza mondiale che ha anche bisogno di impegnarsi con tutti i lati dello spettro politico”, ha dichiarato Bryson. “Dobbiamo iniziare a negoziare con queste grandi organizzazioni e capire come governarle … una nazione può governare le piccole e medie imprese, ma non esiste un governo che è responsabile di tutti i paesi in cui Google ha un impatto”.

Il tema quindi è di “ordine mondiale”, secondo la docente, e bisognerebbe anche “far sì che queste aziende paghino le tasse”.

Bryson ha accusato di aver tirato la spina al suo progetto di comitato, invece che tentare di difendersi. “Questo era stato progettato per essere un consiglio consultivo esterno che avrebbe potuto portare espressioni di culture al di fuori della bolla culturale di Google-California, in modo che potessero essere informati meglio e riflettere, analizzare le conseguenze involontarie delle decisioni politiche al di fuori della bolla californiana”, ha aggiunto De Kai, un altro ex membro del comitato, esperto di AI presso la Hong Kong University of Science and Technology.