e-Gov

Facebook chiude il referendum, con bonus

Il referendum indetto da Facebook sui termini d'uso si è concluso, con risultati prevedibili. Hanno votato solo 600.000 utenti, mentre il minimo richiesto era 60 milioni, che però si sono espressi in maggioranza per il nuovo accordo.

L'amministrazione di Facebook ha deciso, però, di rispettare comunque la volontà degli utenti che hanno deciso di esprimersi, e adotterà i nuovi termini di servizio. Si dicono, però, delusi dalla scarsa partecipazione, e sperano che, in futuro, questo elemento cambierà in meglio.

Crediamo, tuttavia, che si sarebbe potuto fare qualcosa di meglio per dare visibilità a questa consultazione, magari concedendo un po' più di tempo per esprimersi. Il nuovo documento specifica chiaramente che "i dati appartengono all'utente, non a Facebook".

Facebook, tuttavia, si muove anche su altri fronti. Lunedì, infatti, si attende l'annuncio di nuove API, che dovrebbero dare agli sviluppatori delle applicazioni un accesso più completo al sistema, e quindi la possibilità di scrivere programmi capaci di interagire con le notizie della pagina principale. L'idea di applicazioni pubblicitarie, in questo caso, è più che un'ipotesi.

Si potrebbero sviluppare applicazioni capaci di raccogliere i link e gli articoli pubblicati, o gestire le fotografie legandole ad un account su un altro servizio, come Picasa o Flickr. Con il permesso degli utenti, le nuove applicazioni potrebbero permettere di gestire i propri dati dentro e fuori Facebook, con pochi limiti salvo quelli impostati dall'utente stesso.   

I nuovi termini di servizio e le nuove possibilità per gli sviluppatori potrebbero rappresentare una buona occasione per inserire in Facebook una qualche forma di attività economica (pubblicità), senza spese per gli utenti. Sono credibili, tuttavia, anche le ipotesi che vogliono la creazione di account premium: gli utenti pagherebbero per avere indirizzi web del tipo facebook.com/utente, oppure per aver un maggior controllo sul loro profilo, magari eliminando quella pubblicità che gli altri dovranno visualizzare per forza.

Possono sembrare piccolezze, inezie per le quali nessuno pagherebbe. Però c'è chi paga fior di quattrini per acquistare oggetti da usare all'interno di un videogioco, più o meno evoluto, perché per Facebook non dovrebbe funzionare?